Tra le opere più riscritte e riadattate dell’Ottocento, La dame aux camélias di Alexandre Dumas fils rappresenta un caso emblematico di trasmissione culturale attraverso generi, linguaggi e contesti sociali differenti. Il mio intervento intende riflettere sul concetto di restituzione culturale attraverso l’analisi di due significative e originali riscritture in dialetto milanese, rappresentate nel capoluogo lombardo tra Ottocento e inizi Novecento: La sciora di cameli (1881) di Cletto Arrighi e La vedovin di cameli, copione inedito attribuito a Edoardo Ferravilla, conservato presso la Biblioteca della Famiglia Meneghina. Adottando un approccio storico-filologico integrato a prospettive di ricezione e studi culturali, l’intervento intende concentrarsi sulle trasformazioni linguistiche, narrative e simboliche che l’opera subisce nel passaggio a un contesto performativo popolare. Queste riscritture non derivano direttamente dall’originale francese, ma da versioni già manipolate: la prima si fonda sulla traduzione libera di Luigi Enrico Tettoni (1852) alla base delle messinscene italiane, mentre la seconda rielabora in chiave vernacolare la parodia La veuve aux camélias (1857) di Siraudin, Thiboust e Delacour. Si tratta dunque di un doppio passaggio di riscrittura, in cui l’adattamento diventa risemantizzazione, e la restituzione del testo assume forme creative e profondamente localizzate. L’analisi si concentrerà sui codici linguistici, letterari e teatrali impiegati per tradurre e deformare il modello originario, valutando come questi adattamenti riflettano esigenze di pubblico, sensibilità locali e strategie culturali di semplificazione, comicizzazione o sovversione. Queste pratiche costituiscono vere e proprie forme di restituzione “dal basso”, che, pur arrivando a risultati in cui l’opera di partenza è quasi irriconoscibile, ne mantengono la vitalità attraverso nuove forme di rappresentazione accessibili a pubblici subalterni. Lo studio di questi materiali mira quindi a restituire la memoria di un patrimonio performativo spesso trascurato e a interrogare le dinamiche della riscrittura e del riadattamento come processi vivi, stratificati e partecipati.
Sciore di cameli. Riscritture e adattamenti de "La dame aux camélias" nel teatro popolare milanese / G. Della Ferrera. Riscritture, adattamenti, riconversioni. Le forme del secondo grado tra arte e letteratura Pavia 2026.
Sciore di cameli. Riscritture e adattamenti de "La dame aux camélias" nel teatro popolare milanese
G. Della Ferrera
2026
Abstract
Tra le opere più riscritte e riadattate dell’Ottocento, La dame aux camélias di Alexandre Dumas fils rappresenta un caso emblematico di trasmissione culturale attraverso generi, linguaggi e contesti sociali differenti. Il mio intervento intende riflettere sul concetto di restituzione culturale attraverso l’analisi di due significative e originali riscritture in dialetto milanese, rappresentate nel capoluogo lombardo tra Ottocento e inizi Novecento: La sciora di cameli (1881) di Cletto Arrighi e La vedovin di cameli, copione inedito attribuito a Edoardo Ferravilla, conservato presso la Biblioteca della Famiglia Meneghina. Adottando un approccio storico-filologico integrato a prospettive di ricezione e studi culturali, l’intervento intende concentrarsi sulle trasformazioni linguistiche, narrative e simboliche che l’opera subisce nel passaggio a un contesto performativo popolare. Queste riscritture non derivano direttamente dall’originale francese, ma da versioni già manipolate: la prima si fonda sulla traduzione libera di Luigi Enrico Tettoni (1852) alla base delle messinscene italiane, mentre la seconda rielabora in chiave vernacolare la parodia La veuve aux camélias (1857) di Siraudin, Thiboust e Delacour. Si tratta dunque di un doppio passaggio di riscrittura, in cui l’adattamento diventa risemantizzazione, e la restituzione del testo assume forme creative e profondamente localizzate. L’analisi si concentrerà sui codici linguistici, letterari e teatrali impiegati per tradurre e deformare il modello originario, valutando come questi adattamenti riflettano esigenze di pubblico, sensibilità locali e strategie culturali di semplificazione, comicizzazione o sovversione. Queste pratiche costituiscono vere e proprie forme di restituzione “dal basso”, che, pur arrivando a risultati in cui l’opera di partenza è quasi irriconoscibile, ne mantengono la vitalità attraverso nuove forme di rappresentazione accessibili a pubblici subalterni. Lo studio di questi materiali mira quindi a restituire la memoria di un patrimonio performativo spesso trascurato e a interrogare le dinamiche della riscrittura e del riadattamento come processi vivi, stratificati e partecipati.| File | Dimensione | Formato | |
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