This article addresses the problem of acting in opera by reconsidering the singer not merely as a vocal performer, but as a stage interpreter whose presence is shaped by the interplay of body, gesture, music, and dramaturgy. Starting from the persistence of conventional gesture in operatic tradition, the essay argues that such codified forms should not be read simply as obsolete conventions, since they historically responded to concrete technical and scenic needs. At the same time, contemporary opera staging increasingly demands from singers a more continuous and self-aware mode of performance, one no longer reducible to a repertory of inherited signs. The article therefore proposes to read recent developments in operatic acting as a passage from conventional gesture to stage presence, understood not in naturalistic terms, but as the capacity to make musical action visible, relational, and dramatically meaningful. Drawing on theoretical contributions from acting studies and performance studies, the essay examines the singer’s acting as a specific and constrained form of behaviour, rooted in the score and inseparable from vocal technique. Special attention is devoted to the role of rehearsal practices, acting pedagogy, and the growing impact of mediated vision,especially in the age of HD and 4K recording, which has profoundly altered the perceptual scale of operatic performance. The article suggests, in conclusion, that the central question is not whether opera singers should act, but how scenic action can arise from within the musical and vocal logic of opera itself.

Questo articolo affronta il problema della recitazione nell’opera, ripensando il cantante non semplicemente come interprete vocale, ma come interprete scenico la cui presenza è modellata dall’interazione tra corpo, gesto, musica e drammaturgia. Partendo dalla persistenza del gesto convenzionale nella tradizione operistica, il saggio sostiene che tali forme codificate non dovrebbero essere lette semplicemente come convenzioni obsolete, poiché storicamente rispondevano a esigenze tecniche e sceniche concrete. Allo stesso tempo, la messinscena operistica contemporanea richiede sempre più ai cantanti una modalità performativa più continua e consapevole di sé, non più riducibile a un repertorio di segni ereditati. L’articolo propone dunque di leggere gli sviluppi recenti della recitazione operistica come un passaggio dal gesto convenzionale alla presenza scenica, intesa non in termini naturalistici, ma come capacità di rendere l’azione musicale visibile, relazionale e drammaticamente significativa. Facendo riferimento ai contributi teorici degli acting studies e dei performance studies, il saggio esamina la recitazione del cantante come una forma specifica e vincolata di comportamento, radicata nella partitura e inseparabile dalla tecnica vocale. Un’attenzione particolare è dedicata al ruolo delle pratiche di prova, della pedagogia della recitazione e al crescente impatto della visione mediata, soprattutto nell’epoca delle riprese in HD e 4K, che ha profondamente modificato la scala percettiva della performance operistica. L’articolo suggerisce, in conclusione, che la questione centrale non è se i cantanti d’opera debbano recitare, ma in che modo l’azione scenica possa nascere dall’interno della logica musicale e vocale dell’opera stessa.

La recitazione del cantante d’opera. Corpo, gesto e presenza scenica / A. Bentoglio. - In: ACTING ARCHIVES REVIEW. - ISSN 2039-9766. - 16:31(2026 May), pp. 58-70. (Studiare la recitazione oggi. I quindici anni di «Acting Archives Review» : 11-13 febbraio - Progetto PRIN 2022 Una regia in transizione Napoli 2026).

La recitazione del cantante d’opera. Corpo, gesto e presenza scenica

A. Bentoglio
2026

Abstract

This article addresses the problem of acting in opera by reconsidering the singer not merely as a vocal performer, but as a stage interpreter whose presence is shaped by the interplay of body, gesture, music, and dramaturgy. Starting from the persistence of conventional gesture in operatic tradition, the essay argues that such codified forms should not be read simply as obsolete conventions, since they historically responded to concrete technical and scenic needs. At the same time, contemporary opera staging increasingly demands from singers a more continuous and self-aware mode of performance, one no longer reducible to a repertory of inherited signs. The article therefore proposes to read recent developments in operatic acting as a passage from conventional gesture to stage presence, understood not in naturalistic terms, but as the capacity to make musical action visible, relational, and dramatically meaningful. Drawing on theoretical contributions from acting studies and performance studies, the essay examines the singer’s acting as a specific and constrained form of behaviour, rooted in the score and inseparable from vocal technique. Special attention is devoted to the role of rehearsal practices, acting pedagogy, and the growing impact of mediated vision,especially in the age of HD and 4K recording, which has profoundly altered the perceptual scale of operatic performance. The article suggests, in conclusion, that the central question is not whether opera singers should act, but how scenic action can arise from within the musical and vocal logic of opera itself.
Questo articolo affronta il problema della recitazione nell’opera, ripensando il cantante non semplicemente come interprete vocale, ma come interprete scenico la cui presenza è modellata dall’interazione tra corpo, gesto, musica e drammaturgia. Partendo dalla persistenza del gesto convenzionale nella tradizione operistica, il saggio sostiene che tali forme codificate non dovrebbero essere lette semplicemente come convenzioni obsolete, poiché storicamente rispondevano a esigenze tecniche e sceniche concrete. Allo stesso tempo, la messinscena operistica contemporanea richiede sempre più ai cantanti una modalità performativa più continua e consapevole di sé, non più riducibile a un repertorio di segni ereditati. L’articolo propone dunque di leggere gli sviluppi recenti della recitazione operistica come un passaggio dal gesto convenzionale alla presenza scenica, intesa non in termini naturalistici, ma come capacità di rendere l’azione musicale visibile, relazionale e drammaticamente significativa. Facendo riferimento ai contributi teorici degli acting studies e dei performance studies, il saggio esamina la recitazione del cantante come una forma specifica e vincolata di comportamento, radicata nella partitura e inseparabile dalla tecnica vocale. Un’attenzione particolare è dedicata al ruolo delle pratiche di prova, della pedagogia della recitazione e al crescente impatto della visione mediata, soprattutto nell’epoca delle riprese in HD e 4K, che ha profondamente modificato la scala percettiva della performance operistica. L’articolo suggerisce, in conclusione, che la questione centrale non è se i cantanti d’opera debbano recitare, ma in che modo l’azione scenica possa nascere dall’interno della logica musicale e vocale dell’opera stessa.
recitazione del cantante d’opera; presenza scenica; gesto convenzionale; drammaturgia; pedagogia della recitazione; regia lirica
Settore PEMM-01/A - Discipline dello spettacolo
mag-2026
Università degli Studi di Napoli
https://www.actingarchives.it/review/ultimo-numero/311-la-recitazione-del-cantante-d-opera-corpo-gesto-e-presenza-scenica.html
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