L’otite esterna è un’infiammazione del condotto uditivo esterno e della pinna auricolare, a eziologia multifattoriale¹. Gli studi sulla sua prevalenza sono ad oggi limitati, spesso datati e non ben caratterizzati 2,3. Obiettivo di questo studio è stato quello di valutare la prevalenza dell’otite esterna in un’ampia popolazione di gatti di proprietà, analizzando dati anamnestici, clinici e citologici, e identificando i principali microrganismi e/o ectoparassiti coinvolti. Materiali e metodi Sono stati inclusi gatti di proprietà visitati per qualsiasi motivazione clinica presso una struttura ospedaliera tra gennaio 2023 e giugno 2024. Sono stati esclusi gatti randagi o provenienti da rifugi/gattili. Per questo studio l’autorizzazione da parte dell’Organismo Preposto al Benessere Animale (OPBA) non è stata necessaria poiché le procedure eseguite sono considerate parte integrante della visita clinica del soggetto felino, che è stata condotta previo consenso informato del proprietario. Per ogni soggetto sono stati registrati razza, età, genere, stile di vita (indoor o indoor/outdoor), stagione del campionamento, anamnesi/motivo della visita e rilievi clinici con particolare attenzione all’esame particolare dell’orecchio esterno comprensivo di otoscopia (EOP) ed è stato prelevato bilateralmente il materiale auricolare con tamponi non sterili che è stato utilizzato per allestire vetrini destinati alla ricerca di parassiti, cellule infiammatorie e microrganismi, la cui conta è stata effettuata utilizzando un ingrandimento microscopico di 400X (Hight Power Field - HPF). Con i dati ottenuti è stata calcolata la prevalenza dell’otite esterna, la cui diagnosi è stata posta in presenza di EOP suggestivo1 associato a citologia alterata (Malassezia spp. =12/HPF, cocchi =15/HPF, bastoncelli =1/HPF, acari =1/HPF).4 I dati ottenuti sono stati analizzati statisticamente andando a valutare la presenza di possibili fattori correlati allo sviluppo dell’otite, quali età (suddivisa poi nelle fasce gattino/giovane-adulto/maturo/anziano),5 genere, stile di vita e stagione di campionamento e microrganismo/ectoparassita identificato (test di Fisher o Chi-quadro, P<0,05). Il grado di concordanza tra dati anamnestici, EOP e citologia suggestivi di otite è stato valutato con il test K di Cohen. Risultati I gatti inclusi nello studio sono stati 186, di cui 55% maschi e 45% femmine, 68% sterilizzati, 81% comune europeo e il 19% appartenenti a varie razze, con un’età media di 6 anni e 10 mesi (28% gattini, 32% giovani adulti, 18% maturi e 23% anziani), 70% solo indoor e 30% indoor/outdoor, 35% campionati in primavera, 20% in estate, 18% in autunno e 26% in inverno. La prevalenza dell’otite esterna è stata del 15% (27/186 soggetti). Il 19% (36/186) dei gatti aveva un EOP suggestivo di otite, con una correlazione statisticamente significativa con lo stile di vita misto indoor/outdoor (P=0,002), solo il 3% (6/174) aveva un’anamnesi riconducibile a otite esterna e la citologia auricolare è risultata compatibile con otite nel 18,8% dei soggetti (35/186). La concordanza tra anamnesi e citologia è risultata bassa (K=0,15), così come tra anamnesi e EOP (K=0,24), mentre tra EOP e citologia si è osservata una concordanza buona (K=0,7). Analizzando gli agenti coinvolti, il 6% (12/186) della popolazione presentava otoacariasi, di cui 11/12 da Otodectes cynotis e 1/12 da Demodex cati e di cui 6/12 con stile di vita esclusivamente indoor da dopo l’adozione. In 5/12 soggetti l’otoacariasi era associata a proliferazione di altri microrganismi e in 10/12 gatti era asintomatica. Il 15% dei gatti (28/186) presentava citologia con proliferazione di batteri o lieviti, di cui il 32% solo Malassezia spp, il 64% solo batteri cocchi, maggiormente evidenziati nei gatti di razza europeo comune (P=0,02) e il 4% una popolazione mista di questi microrganismi. In nessun vetrino sono stati evidenziati bastoncelli o cellule infiammatorie. Conclusioni La prevalenza dell’otite esterna rilevata nel nostro studio del 15% è superiore a quella riportata in precedenti studi (2–10%)2,3,6,7, ma risulta nettamente inferiore rispetto a quanto osservato in gatti randagi della stessa area geografica (55%)8 e in uno studio simile condotto su gatti di proprietà in Brasile (25,5%)9. La correlazione tra vita all’aperto e sintomi riferibili a otite è coerente con quanto riportato in letteratura8, ma è importante segnalare che nel nostro campione si sono riscontrati casi di otoacariasi asintomatica in soggetti esclusivamente indoor fin dall’adozione. La scarsa concordanza tra anamnesi e EOP o citologia auricolare conferma la fondamentale importanza di un approccio diagnostico completo e complementare nella diagnosi di otite nel gatto.
Prevalenza dell’otite esterna in una popolazione di gatti di proprietà del nord italia / C. Avizzano, R. Perego, E. Spada, D. Proverbio. 5. Congresso nazionale SIDEV Bari 2025.
Prevalenza dell’otite esterna in una popolazione di gatti di proprietà del nord italia
R. Perego
;E. Spada;D. Proverbio
2025
Abstract
L’otite esterna è un’infiammazione del condotto uditivo esterno e della pinna auricolare, a eziologia multifattoriale¹. Gli studi sulla sua prevalenza sono ad oggi limitati, spesso datati e non ben caratterizzati 2,3. Obiettivo di questo studio è stato quello di valutare la prevalenza dell’otite esterna in un’ampia popolazione di gatti di proprietà, analizzando dati anamnestici, clinici e citologici, e identificando i principali microrganismi e/o ectoparassiti coinvolti. Materiali e metodi Sono stati inclusi gatti di proprietà visitati per qualsiasi motivazione clinica presso una struttura ospedaliera tra gennaio 2023 e giugno 2024. Sono stati esclusi gatti randagi o provenienti da rifugi/gattili. Per questo studio l’autorizzazione da parte dell’Organismo Preposto al Benessere Animale (OPBA) non è stata necessaria poiché le procedure eseguite sono considerate parte integrante della visita clinica del soggetto felino, che è stata condotta previo consenso informato del proprietario. Per ogni soggetto sono stati registrati razza, età, genere, stile di vita (indoor o indoor/outdoor), stagione del campionamento, anamnesi/motivo della visita e rilievi clinici con particolare attenzione all’esame particolare dell’orecchio esterno comprensivo di otoscopia (EOP) ed è stato prelevato bilateralmente il materiale auricolare con tamponi non sterili che è stato utilizzato per allestire vetrini destinati alla ricerca di parassiti, cellule infiammatorie e microrganismi, la cui conta è stata effettuata utilizzando un ingrandimento microscopico di 400X (Hight Power Field - HPF). Con i dati ottenuti è stata calcolata la prevalenza dell’otite esterna, la cui diagnosi è stata posta in presenza di EOP suggestivo1 associato a citologia alterata (Malassezia spp. =12/HPF, cocchi =15/HPF, bastoncelli =1/HPF, acari =1/HPF).4 I dati ottenuti sono stati analizzati statisticamente andando a valutare la presenza di possibili fattori correlati allo sviluppo dell’otite, quali età (suddivisa poi nelle fasce gattino/giovane-adulto/maturo/anziano),5 genere, stile di vita e stagione di campionamento e microrganismo/ectoparassita identificato (test di Fisher o Chi-quadro, P<0,05). Il grado di concordanza tra dati anamnestici, EOP e citologia suggestivi di otite è stato valutato con il test K di Cohen. Risultati I gatti inclusi nello studio sono stati 186, di cui 55% maschi e 45% femmine, 68% sterilizzati, 81% comune europeo e il 19% appartenenti a varie razze, con un’età media di 6 anni e 10 mesi (28% gattini, 32% giovani adulti, 18% maturi e 23% anziani), 70% solo indoor e 30% indoor/outdoor, 35% campionati in primavera, 20% in estate, 18% in autunno e 26% in inverno. La prevalenza dell’otite esterna è stata del 15% (27/186 soggetti). Il 19% (36/186) dei gatti aveva un EOP suggestivo di otite, con una correlazione statisticamente significativa con lo stile di vita misto indoor/outdoor (P=0,002), solo il 3% (6/174) aveva un’anamnesi riconducibile a otite esterna e la citologia auricolare è risultata compatibile con otite nel 18,8% dei soggetti (35/186). La concordanza tra anamnesi e citologia è risultata bassa (K=0,15), così come tra anamnesi e EOP (K=0,24), mentre tra EOP e citologia si è osservata una concordanza buona (K=0,7). Analizzando gli agenti coinvolti, il 6% (12/186) della popolazione presentava otoacariasi, di cui 11/12 da Otodectes cynotis e 1/12 da Demodex cati e di cui 6/12 con stile di vita esclusivamente indoor da dopo l’adozione. In 5/12 soggetti l’otoacariasi era associata a proliferazione di altri microrganismi e in 10/12 gatti era asintomatica. Il 15% dei gatti (28/186) presentava citologia con proliferazione di batteri o lieviti, di cui il 32% solo Malassezia spp, il 64% solo batteri cocchi, maggiormente evidenziati nei gatti di razza europeo comune (P=0,02) e il 4% una popolazione mista di questi microrganismi. In nessun vetrino sono stati evidenziati bastoncelli o cellule infiammatorie. Conclusioni La prevalenza dell’otite esterna rilevata nel nostro studio del 15% è superiore a quella riportata in precedenti studi (2–10%)2,3,6,7, ma risulta nettamente inferiore rispetto a quanto osservato in gatti randagi della stessa area geografica (55%)8 e in uno studio simile condotto su gatti di proprietà in Brasile (25,5%)9. La correlazione tra vita all’aperto e sintomi riferibili a otite è coerente con quanto riportato in letteratura8, ma è importante segnalare che nel nostro campione si sono riscontrati casi di otoacariasi asintomatica in soggetti esclusivamente indoor fin dall’adozione. La scarsa concordanza tra anamnesi e EOP o citologia auricolare conferma la fondamentale importanza di un approccio diagnostico completo e complementare nella diagnosi di otite nel gatto.| File | Dimensione | Formato | |
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