Durante il «miracolo economico italiano», il forte spopolamento della media montagna valtellinese ha provocato un contatto rapido e intenso tra dialetti montani e quelli urbani di fondovalle, varietà che, pur strutturalmente vicine, erano rimaste sociofoneticamente distinte per secoli. Diversamente dalle migrazioni transoceaniche — ampiamente studiate per altre aree — la "discesa nel piano" non è ancora stata analizzata sotto il profilo sociofonetico. Lo studio rientra in un progetto più ampio volto a capire se per i parlanti delle zone montane della bassa e media Valtellina il trasferimento in fondovalle abbia rappresentato una vera variabile sociolinguistica, influendo sulle dinamiche del cambio linguistico. Non si assume una direzionalità predefinita, ma si lasciano aperte varie possibilità: livellamento dialettale, reazioni ipercorrettive o mantenimento di tratti identitari. Il progetto, condotto in un’ottica item-based, considera quattro tratti fonetici tipici delle varietà montane ma assenti o scomparsi da quelle urbane: 1) palatalizzazione in vari gradi di [j] dopo consonanti labiali; 2) trattamento della nasale postonica in contesto finale (/ˈVn#/), che nei dialetti montani tende a cadere (Sanga 1997); 3) apertura delle vocali toniche anteriori ([ˈi, ˈy, ˈe, ˈø]) in vari contesti, di solito dopo riduzione a vocale breve (Merlo 1952; Loporcaro 2023); 4) armonia vocalica regressiva di altezza e arrotondamento (Cresci 2015). Il corpus è costituito da parlato elicitato controllato, che comprende un campione di dialettofoni nati tra il 1932 e il 1957, bilanciati per genere e divisi in tre gruppi demografici “trasversali”. Ai partecipanti viene proposto un task di traduzione italiano-dialetto, con stimoli scelti per sollecitare i tratti analizzati e garantire comparabilità tra località, minimizzando gli effetti del “paradosso dell’osservatore”. Gli stimoli, circa 290, sono presentati tramite il software SpeechRecorder in ordine pseudocasuale ma organizzati in liste tematiche, per simulare un questionario lessicale. Finora sono stati coinvolti 39 parlanti in tre località (Baruffini-Tirano, Campo Tartano-Morbegno, Arigna-Ponte in Valtellina) su un totale previsto di circa 82-85. I dati confluiscono in un database in sviluppo, che consentirà successivamente un’analisi multivariata in RStudio (Levshina 2015); in questo studio, ci si focalizza sul tratto (1). Nel database sono incluse numerose variabili categoriali come potenziali fattori fissi: sesso, professione, origine familiare, età (suddivisa in fasce quinquennali), istruzione, punto d’inchiesta, item lessicale, contesto sintagmatico, gruppo demografico, modalità di elicitazione (con o senza suggerimenti) e tipo di risposta (immediata o articolata). Le variabili risposta (VR) sono due: a) una categoria binomiale che distingue tra esiti montani e urbani; b) la misura numerica della media spettrale o «Centro di gravità» (Bernardasci & Negrinelli 2018) come correlato del grado di fricativizzazione della fase post-burst nell'articolazione dei nessi consonantici. Le associazioni tra variabili e predittori sono testate, considerando la natura dipendente delle osservazioni e la variabilità individuale, tramite tre modelli: una regressione logistica e due regressioni lineari multiple con effetti misti.

Lo spopolamento alpino in Valtellina come variabile sociofonetica: un’analisi di dati multivariati / A. Martocchi. 58. Congresso internazionale SLI – Grammaticalizzazione: 11-13 settembre : Workshop 2 "Metodi di analisi statistica della variazione linguistica nel dominio italo-romanzo" L'Aquila 2025.

Lo spopolamento alpino in Valtellina come variabile sociofonetica: un’analisi di dati multivariati

A. Martocchi
2025

Abstract

Durante il «miracolo economico italiano», il forte spopolamento della media montagna valtellinese ha provocato un contatto rapido e intenso tra dialetti montani e quelli urbani di fondovalle, varietà che, pur strutturalmente vicine, erano rimaste sociofoneticamente distinte per secoli. Diversamente dalle migrazioni transoceaniche — ampiamente studiate per altre aree — la "discesa nel piano" non è ancora stata analizzata sotto il profilo sociofonetico. Lo studio rientra in un progetto più ampio volto a capire se per i parlanti delle zone montane della bassa e media Valtellina il trasferimento in fondovalle abbia rappresentato una vera variabile sociolinguistica, influendo sulle dinamiche del cambio linguistico. Non si assume una direzionalità predefinita, ma si lasciano aperte varie possibilità: livellamento dialettale, reazioni ipercorrettive o mantenimento di tratti identitari. Il progetto, condotto in un’ottica item-based, considera quattro tratti fonetici tipici delle varietà montane ma assenti o scomparsi da quelle urbane: 1) palatalizzazione in vari gradi di [j] dopo consonanti labiali; 2) trattamento della nasale postonica in contesto finale (/ˈVn#/), che nei dialetti montani tende a cadere (Sanga 1997); 3) apertura delle vocali toniche anteriori ([ˈi, ˈy, ˈe, ˈø]) in vari contesti, di solito dopo riduzione a vocale breve (Merlo 1952; Loporcaro 2023); 4) armonia vocalica regressiva di altezza e arrotondamento (Cresci 2015). Il corpus è costituito da parlato elicitato controllato, che comprende un campione di dialettofoni nati tra il 1932 e il 1957, bilanciati per genere e divisi in tre gruppi demografici “trasversali”. Ai partecipanti viene proposto un task di traduzione italiano-dialetto, con stimoli scelti per sollecitare i tratti analizzati e garantire comparabilità tra località, minimizzando gli effetti del “paradosso dell’osservatore”. Gli stimoli, circa 290, sono presentati tramite il software SpeechRecorder in ordine pseudocasuale ma organizzati in liste tematiche, per simulare un questionario lessicale. Finora sono stati coinvolti 39 parlanti in tre località (Baruffini-Tirano, Campo Tartano-Morbegno, Arigna-Ponte in Valtellina) su un totale previsto di circa 82-85. I dati confluiscono in un database in sviluppo, che consentirà successivamente un’analisi multivariata in RStudio (Levshina 2015); in questo studio, ci si focalizza sul tratto (1). Nel database sono incluse numerose variabili categoriali come potenziali fattori fissi: sesso, professione, origine familiare, età (suddivisa in fasce quinquennali), istruzione, punto d’inchiesta, item lessicale, contesto sintagmatico, gruppo demografico, modalità di elicitazione (con o senza suggerimenti) e tipo di risposta (immediata o articolata). Le variabili risposta (VR) sono due: a) una categoria binomiale che distingue tra esiti montani e urbani; b) la misura numerica della media spettrale o «Centro di gravità» (Bernardasci & Negrinelli 2018) come correlato del grado di fricativizzazione della fase post-burst nell'articolazione dei nessi consonantici. Le associazioni tra variabili e predittori sono testate, considerando la natura dipendente delle osservazioni e la variabilità individuale, tramite tre modelli: una regressione logistica e due regressioni lineari multiple con effetti misti.
12-set-2025
Settore GLOT-01/A - Glottologia e linguistica
Università dell'Aquila
https://sites.google.com/view/sli-2025
Lo spopolamento alpino in Valtellina come variabile sociofonetica: un’analisi di dati multivariati / A. Martocchi. 58. Congresso internazionale SLI – Grammaticalizzazione: 11-13 settembre : Workshop 2 "Metodi di analisi statistica della variazione linguistica nel dominio italo-romanzo" L'Aquila 2025.
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