La questione dell’immigrazione ha acquisito negli ultimi decenni un’alta priorità nell’agenda politica delle istituzioni europee e dei governi nazionali. La sua risonanza, e i suoi effetti sul piano elettorale, vanno molto al di là delle dimensioni effettive del fenomeno, soprattutto se si guarda ai nuovi ingressi e alla componente più discussa, quella degli arrivi di persone in cerca di asilo. La percezione di ingressi ingenti e incontrollati si è saldata con le preoccupazioni derivanti dagli attacchi terroristici, e si è tradotta nella prevalenza di posizioni securitarie. Il nuovo patto europeo su migrazione e asilo (aprile 2024) riflette questa posizione, introducendo una serie di misure restrittive sui controlli alle frontiere, la definizione di paesi sicuri, le procedure accelerate per il trattamento delle domande di asilo, gli accordi con i paesi di origine e di transito per fermare gli spostamenti dei profughi prima che arrivino sul territorio dell’UE. Per contro, i fabbisogni di forza lavoro, non soltanto ad alta qualificazione, stanno richiedendo ai governi europei una riapertura dei canali d’ingresso per i lavoratori provenienti da paesi terzi, anche a causa della riduzione dei flussi d’ingresso dai paesi neo-comunitari che per circa vent’anni avevano coperto gran parte delle esigenze delle economie della vecchie UE a 15. Dopo cinquant’anni di chiusura ufficiale delle frontiere nei confronti dell’immigrazione per lavoro, combinata con la stigmatizzazione politica e culturale dei cosiddetti migranti economici, i paesi dell’UE stanno ridiventando “importatori riluttanti” di manodopera straniera (Hollifield et al. 2022).
Immigrazione e diversità culturale: una sfida per l'Europa / M. Ambrosini (SAGGI. STORIA E SCIENZE SOCIALI). - In: Europa plurale : Per una convivenza civile e democratica / [a cura di] S. Meghnagi. - Prima edizione. - Roma : Donzelli, 2025 Dec. - ISBN 978-88-5522-851-0. - pp. 107-125
Immigrazione e diversità culturale: una sfida per l'Europa
M. Ambrosini
Primo
Writing – Original Draft Preparation
2025
Abstract
La questione dell’immigrazione ha acquisito negli ultimi decenni un’alta priorità nell’agenda politica delle istituzioni europee e dei governi nazionali. La sua risonanza, e i suoi effetti sul piano elettorale, vanno molto al di là delle dimensioni effettive del fenomeno, soprattutto se si guarda ai nuovi ingressi e alla componente più discussa, quella degli arrivi di persone in cerca di asilo. La percezione di ingressi ingenti e incontrollati si è saldata con le preoccupazioni derivanti dagli attacchi terroristici, e si è tradotta nella prevalenza di posizioni securitarie. Il nuovo patto europeo su migrazione e asilo (aprile 2024) riflette questa posizione, introducendo una serie di misure restrittive sui controlli alle frontiere, la definizione di paesi sicuri, le procedure accelerate per il trattamento delle domande di asilo, gli accordi con i paesi di origine e di transito per fermare gli spostamenti dei profughi prima che arrivino sul territorio dell’UE. Per contro, i fabbisogni di forza lavoro, non soltanto ad alta qualificazione, stanno richiedendo ai governi europei una riapertura dei canali d’ingresso per i lavoratori provenienti da paesi terzi, anche a causa della riduzione dei flussi d’ingresso dai paesi neo-comunitari che per circa vent’anni avevano coperto gran parte delle esigenze delle economie della vecchie UE a 15. Dopo cinquant’anni di chiusura ufficiale delle frontiere nei confronti dell’immigrazione per lavoro, combinata con la stigmatizzazione politica e culturale dei cosiddetti migranti economici, i paesi dell’UE stanno ridiventando “importatori riluttanti” di manodopera straniera (Hollifield et al. 2022).| File | Dimensione | Formato | |
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