Con l’espressione ingiustizia epistemica si intende l’esclusione sistematica di un soggetto (o di un gruppo di persone) dal processo conoscitivo, ossia dal diritto di contribuire con il proprio sapere al processo di produzione della conoscenza, a causa della sua appartenenza a un gruppo socialmente svantaggiato. Una declinazione di questo fenomeno è la cd. ingiustizia testimoniale. Essa si verifica quando a un testimone viene attribuito un credito epistemico inferiore rispetto a quello che meriterebbe, in quanto percepito come meno affidabile per via di pregiudizi strutturali basati, ad esempio, sul sesso, sull’etnia o sulla classe sociale di appartenenza. Questi stereotipi influenzano negativamente il giudizio dell’ascoltatore e compromettono la percezione della credibilità del testimone. Il presente contributo si propone di analizzare le modalità attraverso cui gli esperti possono diventare protagonisti di forme di ingiustizia testimoniale all’interno del contesto processuale. L’obiettivo è quello di mettere in luce la natura ambivalente di questa figura: responsabile, quando contribuisce alla marginalizzazione di altre voci; vulnerabile, quando è oggetto di svalutazione ingiustificata. Da un lato, infatti, gli esperti possono, involontariamente o meno, contribuire a screditare la testimonianza di persone vulnerabili qualora applichino in modo acritico stereotipi o pregiudizi nei confronti di tali soggetti. Quando ciò accade, la testimonianza esperta rafforza narrative discriminatorie, contribuendo alla proliferazione di diseguaglianze epistemiche all’interno del processo. Dall’altro lato, gli esperti possono essere a loro volta vittime di ingiustizia testimoniale. Può accadere, infatti, che la loro testimonianza venga svalutata, non per carenza di competenze tecniche, ma semplicemente in ragione della loro appartenenza a gruppi socialmente marginalizzati, che li fa percepire come meno credibili agli occhi dei giudici. In questi casi, la valutazione sull’attendibilità della prova si trasforma in una cd. valutazione di secondo ordine, ossia una valutazione sulla credibilità dell’esperto, che finisce per essere influenzata da fattori estranei alla qualità dell’argomentazione scientifica. In questa sede ci si propone di analizzare il fenomeno dell’ingiustizia epistemica alla luce della relazione si instaura tra il giudice e l’esperto nel contesto processuale. Riconoscere che l’ingiustizia testimoniale non riguarda solo i soggetti tradizionalmente percepiti come vulnerabili, ma possa emergere anche nei confronti di figure istituzionalmente autorevoli (come gli esperti), impone un’attenta riflessione sui criteri con cui il giudice deve valutare l’affidabilità delle testimonianze. Il giudice, infatti, non è un destinatario passivo ma partecipa attivamente all’interpretazione delle testimonianze, contribuendo alla creazione o, al contrario, alla correzione di forme di ingiustizia epistemica.
Ingiustizia testimoniale e ruolo degli esperti nel processo: tra responsabilità e vulnerabilità / S. Trocino. 34. Congresso della Società Italiana di Filosofia del Diritto - “Diritto, vulnerabilità, eguaglianza” Modena 2025.
Ingiustizia testimoniale e ruolo degli esperti nel processo: tra responsabilità e vulnerabilità
S. Trocino
2025
Abstract
Con l’espressione ingiustizia epistemica si intende l’esclusione sistematica di un soggetto (o di un gruppo di persone) dal processo conoscitivo, ossia dal diritto di contribuire con il proprio sapere al processo di produzione della conoscenza, a causa della sua appartenenza a un gruppo socialmente svantaggiato. Una declinazione di questo fenomeno è la cd. ingiustizia testimoniale. Essa si verifica quando a un testimone viene attribuito un credito epistemico inferiore rispetto a quello che meriterebbe, in quanto percepito come meno affidabile per via di pregiudizi strutturali basati, ad esempio, sul sesso, sull’etnia o sulla classe sociale di appartenenza. Questi stereotipi influenzano negativamente il giudizio dell’ascoltatore e compromettono la percezione della credibilità del testimone. Il presente contributo si propone di analizzare le modalità attraverso cui gli esperti possono diventare protagonisti di forme di ingiustizia testimoniale all’interno del contesto processuale. L’obiettivo è quello di mettere in luce la natura ambivalente di questa figura: responsabile, quando contribuisce alla marginalizzazione di altre voci; vulnerabile, quando è oggetto di svalutazione ingiustificata. Da un lato, infatti, gli esperti possono, involontariamente o meno, contribuire a screditare la testimonianza di persone vulnerabili qualora applichino in modo acritico stereotipi o pregiudizi nei confronti di tali soggetti. Quando ciò accade, la testimonianza esperta rafforza narrative discriminatorie, contribuendo alla proliferazione di diseguaglianze epistemiche all’interno del processo. Dall’altro lato, gli esperti possono essere a loro volta vittime di ingiustizia testimoniale. Può accadere, infatti, che la loro testimonianza venga svalutata, non per carenza di competenze tecniche, ma semplicemente in ragione della loro appartenenza a gruppi socialmente marginalizzati, che li fa percepire come meno credibili agli occhi dei giudici. In questi casi, la valutazione sull’attendibilità della prova si trasforma in una cd. valutazione di secondo ordine, ossia una valutazione sulla credibilità dell’esperto, che finisce per essere influenzata da fattori estranei alla qualità dell’argomentazione scientifica. In questa sede ci si propone di analizzare il fenomeno dell’ingiustizia epistemica alla luce della relazione si instaura tra il giudice e l’esperto nel contesto processuale. Riconoscere che l’ingiustizia testimoniale non riguarda solo i soggetti tradizionalmente percepiti come vulnerabili, ma possa emergere anche nei confronti di figure istituzionalmente autorevoli (come gli esperti), impone un’attenta riflessione sui criteri con cui il giudice deve valutare l’affidabilità delle testimonianze. Il giudice, infatti, non è un destinatario passivo ma partecipa attivamente all’interpretazione delle testimonianze, contribuendo alla creazione o, al contrario, alla correzione di forme di ingiustizia epistemica.| File | Dimensione | Formato | |
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