This article uses a paradigmatic case to examine the persistent issue of impunity for online hate speech. It questions whether the State can realistically ensure justice for victims, or whether criminal law promises more than it can deliver in this field. Focusing on the practical constraints of enforcement - particularly the lack of cooperation from social media platforms and the limited resources of the criminal justice system - the analysis explores whether relying on criminal law to combat online hate is sustainable. It warns that such an approach may amount, in many cases, to a merely symbolic response or lead to unfair, scapegoat-like punishment, and concludes by considering possible alternative, including non-criminal, solutions.

La vicenda emblematica in commento è lo spunto per riflettere sull’annoso tema dell’impunità del di-scorso d’odio in internet. Lo Stato è concretamente in grado di farsi carico del peso di assicurare giu-stizia ai cittadini vittime dell’odio online? O la legge penale, in questo ambito, promette più di quello che in grado di mantenere? Per rispondere a queste domande ci concentreremo su quelli che definiremo “vin-coli di realtà” del contrasto all’odio online: l’assenza di collaborazione da parte dei social network e, so-prattutto, i numeri del fenomeno, nel confronto con i dati strutturali del nostro sistema penale (id est, con le risorse della giustizia). Ci chiederemo se la pretesa di reprimere l’odio online con lo strumento del di-ritto e del processo penale - date le caratteristiche strutturali del nostro sistema - sia effettivamente so-stenibile, o se non rischi di tramutarsi, per la maggior parte delle persone o dei gruppi offesi da tali com-portamenti, in poco più di una petizione di principio e, per altre, in una punizione iniqua, secondo la logi-ca del capro espiatorio. Esploreremo, infine, alcune possibili soluzioni, anche extrapenali, del problema.

Repressione dell’odio online e “vincoli di realtà”: una riflessione sulla sostenibilità del sistema penale a partire dal “caso Segre” / A. Galluccio. - In: DIRITTO PENALE E PROCESSO. - ISSN 1591-5611. - 2026:4(2026 May), pp. 529-539.

Repressione dell’odio online e “vincoli di realtà”: una riflessione sulla sostenibilità del sistema penale a partire dal “caso Segre”

A. Galluccio
2026

Abstract

This article uses a paradigmatic case to examine the persistent issue of impunity for online hate speech. It questions whether the State can realistically ensure justice for victims, or whether criminal law promises more than it can deliver in this field. Focusing on the practical constraints of enforcement - particularly the lack of cooperation from social media platforms and the limited resources of the criminal justice system - the analysis explores whether relying on criminal law to combat online hate is sustainable. It warns that such an approach may amount, in many cases, to a merely symbolic response or lead to unfair, scapegoat-like punishment, and concludes by considering possible alternative, including non-criminal, solutions.
La vicenda emblematica in commento è lo spunto per riflettere sull’annoso tema dell’impunità del di-scorso d’odio in internet. Lo Stato è concretamente in grado di farsi carico del peso di assicurare giu-stizia ai cittadini vittime dell’odio online? O la legge penale, in questo ambito, promette più di quello che in grado di mantenere? Per rispondere a queste domande ci concentreremo su quelli che definiremo “vin-coli di realtà” del contrasto all’odio online: l’assenza di collaborazione da parte dei social network e, so-prattutto, i numeri del fenomeno, nel confronto con i dati strutturali del nostro sistema penale (id est, con le risorse della giustizia). Ci chiederemo se la pretesa di reprimere l’odio online con lo strumento del di-ritto e del processo penale - date le caratteristiche strutturali del nostro sistema - sia effettivamente so-stenibile, o se non rischi di tramutarsi, per la maggior parte delle persone o dei gruppi offesi da tali com-portamenti, in poco più di una petizione di principio e, per altre, in una punizione iniqua, secondo la logi-ca del capro espiatorio. Esploreremo, infine, alcune possibili soluzioni, anche extrapenali, del problema.
Settore GIUR-14/A - Diritto penale
mag-2026
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