In Unpleasant Design. Designing Out Unwanted Behaviour (2014), Gordan Savičić e Selena Savić definiscono «agenti silenziosi» tutti quegli oggetti che operano “silenziosamente” nello spazio urbano come mediatori sociali tra il potere e il cittadino, esercitando quella che si potrebbe descrivere come una singolare forma di soft power. L’agente silenzioso sostituisce infatti la presenza di un preposto al controllo - come fa un dosso stradale riducendo la velocità delle automobili senza la necessaria presenza di un vigile urbano - e lo fa operando in una maniera preventiva, senza lasciare cioè margine alla discussione e la disobbedienza. Restando sull’esempio del dosso stradale, infatti, possiamo ritenere che quest’ultimo non avrebbe nulla in contrario se decidessimo di non ridurre comunque la velocità, fatta salva però la responsabilità di arrecare danno al nostro stesso veicolo. La personificazione appena fatta del dosso, seppur ironica in questo caso, così come il linguaggio scelto per descrivere l’azione, appunto, di quelli che abbiamo chiamato degli agenti, non è casuale e trascina con sé il problema della definizione delle proprietà agentive di questi ultimi. L’idea di una de-antropomorfizzazione dell’agency, è al centro del noto saggio di Bruno Latour Non siamo mai stati moderni (2018), nel quale lo studioso contrasta il modello di dicotomie di matrice riduzionista del naturalismo o della sociologia concentrandosi invece su quegli spazi in cui «natura e cultura si costituiscono reciprocamente» (Peverini, 2023, p.28). Uno dei pilastri su cui si fonda l’ANT è infatti la separazione tra i principi di intenzionalità ed agency. Non è necessario che un soggetto abbia contezza dell’azione che sta performando, purché un effetto si verifichi nella realtà. La precedenza accordata al poter fare, rispetto al voler fare, apre dunque il campo ad una riscoperta delle pratiche performate da soggettività non-umane, come nel caso dei dispositivi appena citati. Il presente contributo intende soffermarsi a ragionare sul modo in cui diversi «agenti silenziosi» contribuiscano attivamente a manipolare il comportamento degli abitanti nel contesto urbano, con particolare attenzione a quei dispositivi che contrastano il rumore della vita notturna. L’oggetto di studio solleva importanti questioni nel contesto della semiotica del design e degli oggetti, in quest’ottica applicabili agli studi sullo spazio urbano. Ciononostante, sarà impossibile esimersi dall’affrontare ulteriori questioni riguardanti il tema del controllo e della libertà individuale all’interno delle città.

Agenti silenziosi e strategie di silenziamento urbano: il problema dell'agency dei dispositivi di controllo cittadino / M. Gentile (I LIBRI DI E|C). - In: Le forme del silenzio / [a cura di] M. Giacomazzi, M. Grinello, A. M. Lorusso, F. Mazzucchelli. - Prima edizione. - Milano – Udine : Mimesis Edizioni, 2026 Apr 16. - ISBN 9791222328850. - pp. 559-571 (( 52. Le Forme del Silenzio Bologna 2024.

Agenti silenziosi e strategie di silenziamento urbano: il problema dell'agency dei dispositivi di controllo cittadino

M. Gentile
2026

Abstract

In Unpleasant Design. Designing Out Unwanted Behaviour (2014), Gordan Savičić e Selena Savić definiscono «agenti silenziosi» tutti quegli oggetti che operano “silenziosamente” nello spazio urbano come mediatori sociali tra il potere e il cittadino, esercitando quella che si potrebbe descrivere come una singolare forma di soft power. L’agente silenzioso sostituisce infatti la presenza di un preposto al controllo - come fa un dosso stradale riducendo la velocità delle automobili senza la necessaria presenza di un vigile urbano - e lo fa operando in una maniera preventiva, senza lasciare cioè margine alla discussione e la disobbedienza. Restando sull’esempio del dosso stradale, infatti, possiamo ritenere che quest’ultimo non avrebbe nulla in contrario se decidessimo di non ridurre comunque la velocità, fatta salva però la responsabilità di arrecare danno al nostro stesso veicolo. La personificazione appena fatta del dosso, seppur ironica in questo caso, così come il linguaggio scelto per descrivere l’azione, appunto, di quelli che abbiamo chiamato degli agenti, non è casuale e trascina con sé il problema della definizione delle proprietà agentive di questi ultimi. L’idea di una de-antropomorfizzazione dell’agency, è al centro del noto saggio di Bruno Latour Non siamo mai stati moderni (2018), nel quale lo studioso contrasta il modello di dicotomie di matrice riduzionista del naturalismo o della sociologia concentrandosi invece su quegli spazi in cui «natura e cultura si costituiscono reciprocamente» (Peverini, 2023, p.28). Uno dei pilastri su cui si fonda l’ANT è infatti la separazione tra i principi di intenzionalità ed agency. Non è necessario che un soggetto abbia contezza dell’azione che sta performando, purché un effetto si verifichi nella realtà. La precedenza accordata al poter fare, rispetto al voler fare, apre dunque il campo ad una riscoperta delle pratiche performate da soggettività non-umane, come nel caso dei dispositivi appena citati. Il presente contributo intende soffermarsi a ragionare sul modo in cui diversi «agenti silenziosi» contribuiscano attivamente a manipolare il comportamento degli abitanti nel contesto urbano, con particolare attenzione a quei dispositivi che contrastano il rumore della vita notturna. L’oggetto di studio solleva importanti questioni nel contesto della semiotica del design e degli oggetti, in quest’ottica applicabili agli studi sullo spazio urbano. Ciononostante, sarà impossibile esimersi dall’affrontare ulteriori questioni riguardanti il tema del controllo e della libertà individuale all’interno delle città.
Settore PHIL-04/B - Filosofia e teoria dei linguaggi
16-apr-2026
AISS
https://mimesisjournals.com/ojs/index.php/ec/article/view/5949/4470
Book Part (author)
File in questo prodotto:
File Dimensione Formato  
9791222328850-559-572.pdf

accesso aperto

Tipologia: Publisher's version/PDF
Licenza: Creative commons
Dimensione 2.1 MB
Formato Adobe PDF
2.1 MB Adobe PDF Visualizza/Apri
Pubblicazioni consigliate

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/2434/1235999
Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
  • OpenAlex ND
social impact