L'intervento analizza il fenomeno dei socialbot e il loro impatto sulla comunicazione politica contemporanea all'interno dei social media, divenuti ormai la nuova agorà sociale. I socialbot sono definiti come programmi software autonomi che agiscono sui social media simulando il comportamento umano per infiltrarsi nelle comunità online e diffondere contenuti. Grazie alle loro caratteristiche, questi strumenti vengono impiegati per la propaganda online, sfruttando il cosiddetto bandwagon effect per influenzare l’opinione pubblica attraverso operazioni coordinate. Vengono quindi esaminate le diverse risposte normative a livello internazionale, confrontando il BOT Act della California, basato su obblighi di trasparenza, e il POFM Act di Singapore, che adotta un approccio più repressivo, evidenziandone per entrambi limiti e criticità costituzionali. In ambito europeo, sebbene manchi una norma specifica, il fenomeno è inquadrato come un "rischio sistemico" all'interno del Digital Service Act e del Codice di condotta sulla disinformazione. Per quanto riguarda il contesto italiano, in assenza di una normativa ad hoc, viene analizza la possibilità di applicare fattispecie esistenti come la sostituzione di persona (art. 494 c.p.) o la pubblicazione di notizie false (art. 656 c.p.), pur rilevandone le difficoltà applicative. In conclusione, la ricerca suggerisce di integrare gli obblighi di trasparenza, con una definizione giuridica più evoluta del fenomeno e un maggior coinvolgimento delle grandi piattaforme online (VLOPs).

L’uso dei socialbot per la propaganda computazionale: problemi di definizione e di regolamentazione / A. Tedeschi Toschi. Ingerenze Straniere e Democrazia: la problematica tutela dei processi elettorali Milano 2025.

L’uso dei socialbot per la propaganda computazionale: problemi di definizione e di regolamentazione

A. Tedeschi Toschi
2025

Abstract

L'intervento analizza il fenomeno dei socialbot e il loro impatto sulla comunicazione politica contemporanea all'interno dei social media, divenuti ormai la nuova agorà sociale. I socialbot sono definiti come programmi software autonomi che agiscono sui social media simulando il comportamento umano per infiltrarsi nelle comunità online e diffondere contenuti. Grazie alle loro caratteristiche, questi strumenti vengono impiegati per la propaganda online, sfruttando il cosiddetto bandwagon effect per influenzare l’opinione pubblica attraverso operazioni coordinate. Vengono quindi esaminate le diverse risposte normative a livello internazionale, confrontando il BOT Act della California, basato su obblighi di trasparenza, e il POFM Act di Singapore, che adotta un approccio più repressivo, evidenziandone per entrambi limiti e criticità costituzionali. In ambito europeo, sebbene manchi una norma specifica, il fenomeno è inquadrato come un "rischio sistemico" all'interno del Digital Service Act e del Codice di condotta sulla disinformazione. Per quanto riguarda il contesto italiano, in assenza di una normativa ad hoc, viene analizza la possibilità di applicare fattispecie esistenti come la sostituzione di persona (art. 494 c.p.) o la pubblicazione di notizie false (art. 656 c.p.), pur rilevandone le difficoltà applicative. In conclusione, la ricerca suggerisce di integrare gli obblighi di trasparenza, con una definizione giuridica più evoluta del fenomeno e un maggior coinvolgimento delle grandi piattaforme online (VLOPs).
23-mag-2025
Bot; propaganda; disinformazione; social media
Settore GIUR-17/A - Filosofia del diritto
Università degli Studi di Milano
https://beccaria.unimi.it/it/news/ingerenze-straniere-e-democrazia-la-problematica-tutela-dei-processi-elettorali
L’uso dei socialbot per la propaganda computazionale: problemi di definizione e di regolamentazione / A. Tedeschi Toschi. Ingerenze Straniere e Democrazia: la problematica tutela dei processi elettorali Milano 2025.
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