Le riflessioni proposte nel saggio riguardano un secolo in particolare – il XIII – e una forma particolare di solidarietà: quella rivolta a coloro, uomini, donne e bambini, che si trovavano in situazioni di debolezza e fragilità, individui che fin dal IV secolo vennero inquadrati nella categoria delle miserabiles personae, ritenute degne di protezione e difesa giuridica da parte dell’Impero e della Chiesa : orfani, vedove, anziani, malati, poveri, pellegrini e (dal XII secolo) i mercanti in viaggio. Rispetto al passato, il Duecento segnò un’importante svolta nel modo di pensare e praticare la solidarietà, sperimentando modalità che posero le basi per quel processo ampio, di carattere europeo, che due secoli più tardi, in parallelo con il rafforzamento di organismi politico-territoriali a dimensione regionale o nazionale, avrebbe portato alla configurazione di un sistema integrato di ospedali, confraternite e altri luoghi pii sotto l’egida pubblica. Tale gestione coordinata dell’aiuto, finalizzata a prevenire problemi di carattere economico come igienico-sanitario e incontrollate rivendicazioni sociali, guardò senz’altro alla tutela del corpo sociale senza voltare le spalle però al mantenimento dello status quo. Nel saggio ci si riferisce a una solidarietà pensata e a una solidarietà agìta. Di qui l’articolazione del testo in due parti: la prima mirante a individuare punti fermi e novità nel pensiero di laici ed ecclesiastici del XIII secolo in merito alla «carità» e all’«elemosina»; la seconda tesa a cercare tracce nel medesimo periodo di innovazioni pratiche, istituzionali o private, nel modo di esercitare la solidarietà. Nelle conclusioni riserverò un breve spazio alla solidarietà di genere.
La solidarietà ripensata / M. Gazzini (STORIA E SOCIETÀ). - In: Medioevo che crea. Innovare, inventare, sperimentare nell’Italia dei secoli X-XIV / [a cura di] F. Franceschi, P. Nanni, G. Piccinni. - Roma-Bari : Laterza, 2025. - ISBN 9788858157626. - pp. 141-152
La solidarietà ripensata
M. Gazzini
2025
Abstract
Le riflessioni proposte nel saggio riguardano un secolo in particolare – il XIII – e una forma particolare di solidarietà: quella rivolta a coloro, uomini, donne e bambini, che si trovavano in situazioni di debolezza e fragilità, individui che fin dal IV secolo vennero inquadrati nella categoria delle miserabiles personae, ritenute degne di protezione e difesa giuridica da parte dell’Impero e della Chiesa : orfani, vedove, anziani, malati, poveri, pellegrini e (dal XII secolo) i mercanti in viaggio. Rispetto al passato, il Duecento segnò un’importante svolta nel modo di pensare e praticare la solidarietà, sperimentando modalità che posero le basi per quel processo ampio, di carattere europeo, che due secoli più tardi, in parallelo con il rafforzamento di organismi politico-territoriali a dimensione regionale o nazionale, avrebbe portato alla configurazione di un sistema integrato di ospedali, confraternite e altri luoghi pii sotto l’egida pubblica. Tale gestione coordinata dell’aiuto, finalizzata a prevenire problemi di carattere economico come igienico-sanitario e incontrollate rivendicazioni sociali, guardò senz’altro alla tutela del corpo sociale senza voltare le spalle però al mantenimento dello status quo. Nel saggio ci si riferisce a una solidarietà pensata e a una solidarietà agìta. Di qui l’articolazione del testo in due parti: la prima mirante a individuare punti fermi e novità nel pensiero di laici ed ecclesiastici del XIII secolo in merito alla «carità» e all’«elemosina»; la seconda tesa a cercare tracce nel medesimo periodo di innovazioni pratiche, istituzionali o private, nel modo di esercitare la solidarietà. Nelle conclusioni riserverò un breve spazio alla solidarietà di genere.| File | Dimensione | Formato | |
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