This paper analyses whether a corporate arbitration clause contained in the articles of incorpora-tion of an Italian company may validly designate a foreign seat of arbitration, in light of the Italian Supreme Court’s ruling No. 8911/2025. The discussion stems from Legislative Decree No. 5 of Jan-uary 17, 2003, which introduced a special regime for corporate arbitration. The Court affirmed the validity of a statutory clause providing for a foreign seat, if it complies with the substantive re-quirement set out in Article 34(2) of the Decree: the entire arbitral tribunal must be appointed by an entity external to the company. Other provisions of the Decree are considered procedural in nature and may be waived through the choice of a foreign lex arbitri. The article examines the implications of such a choice from a private international law perspective, with specific reference to the 1958 New York Convention. It distinguishes the applicable rules regarding the formal and substantive va-lidity of the arbitration clause, the arbitrability of the dispute, and the enforceability of the foreign award. Said perspective allows the definition of the conditions of, and of the limits to, the coordina-tion of the Italian regulation of corporate arbitration with the designation of a foreign seat

Il contributo analizza la possibilità che una clausola compromissoria contenuta nell’atto costitutivo di una società italiana preveda la sede dell’arbitrato all’estero, alla luce della sentenza n. 8911/2025 della Corte di Cassazione. Il punto di partenza è il d.lgs. 17 gennaio 2003 n. 5, che ha introdotto una di-sciplina speciale per l’arbitrato societario. La Corte ha affermato la validità di una clausola statutaria che fissa la sede all’estero, purché rispetti la regola – di natura sostanziale – prevista dall’art. 34, comma 2 del d.lgs. 5/2003: l’intero collegio arbitrale deve essere nominato da un soggetto estraneo alla società. Le altre disposizioni del decreto sono invece di natura processuale e dunque derogabili se si opta per una lex arbitri straniera. L’articolo esamina le conseguenze di tale scelta in una prospettiva di diritto internazionale privato, con particolare riferimento alla Convenzione di New York del 1958. Vengono distinti i criteri per valutare la validità formale e sostanziale della clausola arbitrale, l’arbitrabilità della controversia e l’efficacia del lodo straniero. Tale prospettiva consente di definire le condizioni e i limiti del coordinamento tra la disciplina italiana dell’arbitrato societario e la fissazione della sede arbitrale all’estero.

Sede estera per un arbitrato societario? Brevi osservazioni in una prospettiva di diritto internazionale privato a margine di una recente pronuncia della Corte di Cassazione / L. Fumagalli. - In: GIURISPRUDENZA ARBITRALE. - ISSN 2499-8745. - 2025:2(2025), pp. 381-400.

Sede estera per un arbitrato societario? Brevi osservazioni in una prospettiva di diritto internazionale privato a margine di una recente pronuncia della Corte di Cassazione

L. Fumagalli
2025

Abstract

This paper analyses whether a corporate arbitration clause contained in the articles of incorpora-tion of an Italian company may validly designate a foreign seat of arbitration, in light of the Italian Supreme Court’s ruling No. 8911/2025. The discussion stems from Legislative Decree No. 5 of Jan-uary 17, 2003, which introduced a special regime for corporate arbitration. The Court affirmed the validity of a statutory clause providing for a foreign seat, if it complies with the substantive re-quirement set out in Article 34(2) of the Decree: the entire arbitral tribunal must be appointed by an entity external to the company. Other provisions of the Decree are considered procedural in nature and may be waived through the choice of a foreign lex arbitri. The article examines the implications of such a choice from a private international law perspective, with specific reference to the 1958 New York Convention. It distinguishes the applicable rules regarding the formal and substantive va-lidity of the arbitration clause, the arbitrability of the dispute, and the enforceability of the foreign award. Said perspective allows the definition of the conditions of, and of the limits to, the coordina-tion of the Italian regulation of corporate arbitration with the designation of a foreign seat
Il contributo analizza la possibilità che una clausola compromissoria contenuta nell’atto costitutivo di una società italiana preveda la sede dell’arbitrato all’estero, alla luce della sentenza n. 8911/2025 della Corte di Cassazione. Il punto di partenza è il d.lgs. 17 gennaio 2003 n. 5, che ha introdotto una di-sciplina speciale per l’arbitrato societario. La Corte ha affermato la validità di una clausola statutaria che fissa la sede all’estero, purché rispetti la regola – di natura sostanziale – prevista dall’art. 34, comma 2 del d.lgs. 5/2003: l’intero collegio arbitrale deve essere nominato da un soggetto estraneo alla società. Le altre disposizioni del decreto sono invece di natura processuale e dunque derogabili se si opta per una lex arbitri straniera. L’articolo esamina le conseguenze di tale scelta in una prospettiva di diritto internazionale privato, con particolare riferimento alla Convenzione di New York del 1958. Vengono distinti i criteri per valutare la validità formale e sostanziale della clausola arbitrale, l’arbitrabilità della controversia e l’efficacia del lodo straniero. Tale prospettiva consente di definire le condizioni e i limiti del coordinamento tra la disciplina italiana dell’arbitrato societario e la fissazione della sede arbitrale all’estero.
Arbitrato societario; Sede dell’arbitrato; Convenzione di New York del 1958; Arbitrabilità della con-troversia; Validità della clausola; Exequatur del lodo arbitrale straniero
Settore GIUR-09/A - Diritto internazionale
2025
12-mar-2026
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