L’articolo analizza il nesso tra trasformazione digitale e lavoro agile nella Pubblica Amministrazione italiana attraverso uno studio di caso condotto all’interno di una grande amministrazione pubblica nel periodo compreso tra l’innesco della pandemia da Covid-19 e il 2025. Muovendo dalla constatazione di un gap nella letteratura, prevalentemente orientata a un’analisi teorica o esegetica del fenomeno, il contributo adotta una prospettiva socio-giuridica e transdisciplinare, volta a osservare il diritto del lavoro nella sua concreta dinamica di funzionamento. L’indagine si fonda su una metodologia multi-metodo che integra analisi qualitativa (interviste semi-strutturate a dirigenti e focus group con responsabili delle funzioni HR), analisi documentale (atti amministrativi, accordi collettivi e individuali sul lavoro agile) e ricostruzione del quadro normativo di riferimento. I risultati mostrano come il lavoro agile, pur preesistente alla pandemia e sostanzialmente inutilizzato nella fase precedente, abbia assunto un ruolo centrale nell’accelerazione dei processi di digitalizzazione, configurandosi come fattore propulsivo della trasformazione organizzativa e consolidandosi come modalità ordinaria di svolgimento della prestazione lavorativa. A fronte della polifunzionalità attribuita all’istituto dal legislatore — che ne orienta l’utilizzo anche al miglioramento dei servizi pubblici, all’innovazione organizzativa e all’adozione di modelli di gestione per obiettivi — l’analisi evidenzia come, nella prassi applicativa, il lavoro agile risulti prevalentemente funzionalizzato a finalità di benessere individuale e di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. Tale esito appare strettamente connesso alla limitata diffusione di una cultura manageriale coerente con il management by objectives richiamato dalle fonti normative e contrattuali. Il contributo interpreta le dinamiche osservate alla luce del concetto di path dependency, qualificando il periodo pandemico come critical juncture capace di produrre effetti di lock-inpotenzialmente replicabili in altre amministrazioni. In questa prospettiva, lo studio di caso offre spunti per una riflessione critica sul futuro assetto del lavoro agile nella PA e sulle condizioni — in particolare formative e organizzative — necessarie affinché l’istituto possa esprimere appieno la propria funzione trasformativa, in coerenza con le finalità perseguite dall’ordinamento.
Lavoro agile e digitalizzazione della Pubblica Amministrazione. Un caso di studio transdisciplinare / P. Digennaro. - In: LABOUR & LAW ISSUES. - ISSN 2421-2695. - 11:2(2025 Dec 17), pp. 1-38. [10.60923/issn.2421-2695/23591]
Lavoro agile e digitalizzazione della Pubblica Amministrazione. Un caso di studio transdisciplinare
P. Digennaro
2025
Abstract
L’articolo analizza il nesso tra trasformazione digitale e lavoro agile nella Pubblica Amministrazione italiana attraverso uno studio di caso condotto all’interno di una grande amministrazione pubblica nel periodo compreso tra l’innesco della pandemia da Covid-19 e il 2025. Muovendo dalla constatazione di un gap nella letteratura, prevalentemente orientata a un’analisi teorica o esegetica del fenomeno, il contributo adotta una prospettiva socio-giuridica e transdisciplinare, volta a osservare il diritto del lavoro nella sua concreta dinamica di funzionamento. L’indagine si fonda su una metodologia multi-metodo che integra analisi qualitativa (interviste semi-strutturate a dirigenti e focus group con responsabili delle funzioni HR), analisi documentale (atti amministrativi, accordi collettivi e individuali sul lavoro agile) e ricostruzione del quadro normativo di riferimento. I risultati mostrano come il lavoro agile, pur preesistente alla pandemia e sostanzialmente inutilizzato nella fase precedente, abbia assunto un ruolo centrale nell’accelerazione dei processi di digitalizzazione, configurandosi come fattore propulsivo della trasformazione organizzativa e consolidandosi come modalità ordinaria di svolgimento della prestazione lavorativa. A fronte della polifunzionalità attribuita all’istituto dal legislatore — che ne orienta l’utilizzo anche al miglioramento dei servizi pubblici, all’innovazione organizzativa e all’adozione di modelli di gestione per obiettivi — l’analisi evidenzia come, nella prassi applicativa, il lavoro agile risulti prevalentemente funzionalizzato a finalità di benessere individuale e di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. Tale esito appare strettamente connesso alla limitata diffusione di una cultura manageriale coerente con il management by objectives richiamato dalle fonti normative e contrattuali. Il contributo interpreta le dinamiche osservate alla luce del concetto di path dependency, qualificando il periodo pandemico come critical juncture capace di produrre effetti di lock-inpotenzialmente replicabili in altre amministrazioni. In questa prospettiva, lo studio di caso offre spunti per una riflessione critica sul futuro assetto del lavoro agile nella PA e sulle condizioni — in particolare formative e organizzative — necessarie affinché l’istituto possa esprimere appieno la propria funzione trasformativa, in coerenza con le finalità perseguite dall’ordinamento.| File | Dimensione | Formato | |
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