In questa fase di pessimismo cosmico, in cui la scioccante volubilità del Presidente americano Trump e l’impunità del suo principale alleato, Israele, cui l’Europa si fa supina, riporta in primo piano l’incubo del disordine mondiale, dall’Africa si aprono spiragli di resistenza che rimandano alla tenuta dell’African Renaissance. Alle nostre coordinate geopolitiche, dove, al più, l’Africa la si studia in certe facoltà universitarie, la conoscenza di quel Continente è affidata alla vulgata che ne proietta nozioni “carsiche”, selezionate, per lo più fatte per slogan e statistiche eclatanti, al possibile in negativo, riproducendo, ancora, una visione del primato dell’Occidente per contrappunto. Eppure, le epoche dell’Africa dopo l’impatto con la “modernità” – come è stato indulgentemente interpretato il colonialismo – sono state molteplici e tutte foriere di prove d’autoaffermazione anche alle improbe condizioni offerte dall’Occidente e dalla competizione nel mercato globale. Una competizione brutale per gli Stati che dal colonialismo avevano ereditato, al più, il ruolo di “gatekeepers”: controllori delle merci e delle risorse (anche umane) in entrata e uscita. In questa disamina, proponiamo di partire dal concetto di African Renaissance per tentare di fare il punto in merito ai progressi economici e istituzionali di un periodo di rinascita culturale, sociale ed economica che sembrava omogeneamente possibile dagli anni ’90. Questo concetto, che ha eco in Occidente dopo la “caduta del muro”, è legato alla lotta contro povertà, corruzione e conflitti che colpiscono i vari Paesi del Continente e mira a costruire un’identità africana forte. Eventi significativi come la fine dell’apartheid e l’aumento della cooperazione regionale, nel contesto della globalizzazione economica, hanno alimentato questo movimento, permettendo di parlare di “Africa Rising” e contribuendo a una narrazione positiva. Tuttavia, il Continente continua ad affrontare sfide come disuguaglianza e instabilità politica. I successi della cooperazione tra BRICS e Africa, così come tra Europa e Africa, evidenziano l’importanza di alleanze strategiche ma anche la ricusazione africana di ricette confezionate per il suo ‘sviluppo’ a favore del ‘business’ cui l’Occidente, tuttavia, resiste, vittima della sindrome della limitazione della mobilità altrui, in definitiva a proprio svantaggio. La recente istituzione dell'Area continentale africana di libero scambio (AfCFTA) rappresenta un passo gigantesco verso l’integrazione economica e l’Agenda 2063, un programma “sfacciatamente” ambizioso: sono percorsi lunghi e interconnessi e ci sono ancora ostacoli da superare, ma con le giuste risposte politiche si potrebbero ottenere frutti di ben maggiore impatto, e per tutti.
African Renaissance : propositi, seduzioni e sfide all’alba di una nuova era / C. Fiamingo - In: Quale modernità? Transizioni, conflitti, forme di vita / R. Modacci, M. Florio, D. Guizzardi, E. Palagi, A. Roventini, C. Cossutta, M. Montanelli, S. Bellucci, L. Palazzani, P. Zanelli, F. Danieli, C. Fiamingo, M. Settura, A. Belardinelli ; [a cura di] A. Belardinelli, M. Settura. - Prima edizione. - Milano : Mimesis, 2026 Feb. - ISBN 979-12-22-32882-9. - pp. 143-168 (( Una nuova Modernità? Saperi, soggetti, territori in cerca di un altro equilibrio : novembre 2024/aprile 2025 Brescia 2025.
African Renaissance : propositi, seduzioni e sfide all’alba di una nuova era
C. Fiamingo
2026
Abstract
In questa fase di pessimismo cosmico, in cui la scioccante volubilità del Presidente americano Trump e l’impunità del suo principale alleato, Israele, cui l’Europa si fa supina, riporta in primo piano l’incubo del disordine mondiale, dall’Africa si aprono spiragli di resistenza che rimandano alla tenuta dell’African Renaissance. Alle nostre coordinate geopolitiche, dove, al più, l’Africa la si studia in certe facoltà universitarie, la conoscenza di quel Continente è affidata alla vulgata che ne proietta nozioni “carsiche”, selezionate, per lo più fatte per slogan e statistiche eclatanti, al possibile in negativo, riproducendo, ancora, una visione del primato dell’Occidente per contrappunto. Eppure, le epoche dell’Africa dopo l’impatto con la “modernità” – come è stato indulgentemente interpretato il colonialismo – sono state molteplici e tutte foriere di prove d’autoaffermazione anche alle improbe condizioni offerte dall’Occidente e dalla competizione nel mercato globale. Una competizione brutale per gli Stati che dal colonialismo avevano ereditato, al più, il ruolo di “gatekeepers”: controllori delle merci e delle risorse (anche umane) in entrata e uscita. In questa disamina, proponiamo di partire dal concetto di African Renaissance per tentare di fare il punto in merito ai progressi economici e istituzionali di un periodo di rinascita culturale, sociale ed economica che sembrava omogeneamente possibile dagli anni ’90. Questo concetto, che ha eco in Occidente dopo la “caduta del muro”, è legato alla lotta contro povertà, corruzione e conflitti che colpiscono i vari Paesi del Continente e mira a costruire un’identità africana forte. Eventi significativi come la fine dell’apartheid e l’aumento della cooperazione regionale, nel contesto della globalizzazione economica, hanno alimentato questo movimento, permettendo di parlare di “Africa Rising” e contribuendo a una narrazione positiva. Tuttavia, il Continente continua ad affrontare sfide come disuguaglianza e instabilità politica. I successi della cooperazione tra BRICS e Africa, così come tra Europa e Africa, evidenziano l’importanza di alleanze strategiche ma anche la ricusazione africana di ricette confezionate per il suo ‘sviluppo’ a favore del ‘business’ cui l’Occidente, tuttavia, resiste, vittima della sindrome della limitazione della mobilità altrui, in definitiva a proprio svantaggio. La recente istituzione dell'Area continentale africana di libero scambio (AfCFTA) rappresenta un passo gigantesco verso l’integrazione economica e l’Agenda 2063, un programma “sfacciatamente” ambizioso: sono percorsi lunghi e interconnessi e ci sono ancora ostacoli da superare, ma con le giuste risposte politiche si potrebbero ottenere frutti di ben maggiore impatto, e per tutti.Pubblicazioni consigliate
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