La malattia di Ménière è una patologia cronica idiopatica dell’orecchio interno che coinvolge coclea e labirinto vestibolare. È generalmente monolaterale nelle fasi iniziali ed è caratterizzata dalla triade sintomatologica: vertigine rotatoria ricorrente, ipoacusia neurosensoriale fluttuante (inizialmente sulle frequenze gravi) e acufeni, spesso associati a sensazione di pienezza auricolare e sintomi neurovegetativi (nausea, vomito). Dal punto di vista fisiopatologico, la malattia è associata a idrope endolinfatica, cioè un aumento del volume e della pressione dell’endolinfa che comprime le strutture sensoriali cocleari e vestibolari. Tuttavia, l’idrope non è di per sé sufficiente a spiegare la malattia, poiché può essere presente anche in soggetti asintomatici. L’epidemiologia mostra una prevalenza variabile, maggiore nei Paesi nordici e nella popolazione europea, con esordio tipico tra i 30 e i 50 anni. Nel tempo, una quota significativa di forme inizialmente unilaterali può diventare bilaterale e, dopo anni di fluttuazioni, la malattia può evolvere verso una fase di “burn out” con ipoacusia severa-profonda e riduzione delle crisi vertiginose. La diagnosi è principalmente clinica, basata sull’anamnesi e sui criteri internazionali (Barany Society). È supportata da esami audiometrici e vestibolari; la risonanza magnetica con gadolinio può evidenziare l’idrope ed è utile per la diagnosi differenziale. L’eziologia è multifattoriale e comprende fattori genetici, immuno-allergici, vascolari, infettivi e una frequente associazione con emicrania e disturbi gastrointestinali. La terapia è prevalentemente sintomatica e personalizzata: comprende modifiche dello stile di vita, dieta iposodica, farmaci (diuretici, betaistina, steroidi), terapie intratimpaniche e riabilitazione vestibolare. Nei casi refrattari si può ricorrere a trattamenti chirurgici conservativi o demolitivi. In presenza di ipoacusia severa-profonda bilaterale, l’impianto cocleare rappresenta una valida opzione riabilitativa, con benefici anche sul controllo delle vertigini e degli acufeni.
La malattia di Ménière / U. Ambrosetti, L. Magnoni - In: Audiologia protesica / U. Ambrosetti, F. Di Berardino, L. Del Bo. - Riedizione. - Torino : Edizioni Minerva Medica, 2025. - ISBN 978-88-5532-285-0. - pp. 313-319
La malattia di Ménière
U. Ambrosetti;
2025
Abstract
La malattia di Ménière è una patologia cronica idiopatica dell’orecchio interno che coinvolge coclea e labirinto vestibolare. È generalmente monolaterale nelle fasi iniziali ed è caratterizzata dalla triade sintomatologica: vertigine rotatoria ricorrente, ipoacusia neurosensoriale fluttuante (inizialmente sulle frequenze gravi) e acufeni, spesso associati a sensazione di pienezza auricolare e sintomi neurovegetativi (nausea, vomito). Dal punto di vista fisiopatologico, la malattia è associata a idrope endolinfatica, cioè un aumento del volume e della pressione dell’endolinfa che comprime le strutture sensoriali cocleari e vestibolari. Tuttavia, l’idrope non è di per sé sufficiente a spiegare la malattia, poiché può essere presente anche in soggetti asintomatici. L’epidemiologia mostra una prevalenza variabile, maggiore nei Paesi nordici e nella popolazione europea, con esordio tipico tra i 30 e i 50 anni. Nel tempo, una quota significativa di forme inizialmente unilaterali può diventare bilaterale e, dopo anni di fluttuazioni, la malattia può evolvere verso una fase di “burn out” con ipoacusia severa-profonda e riduzione delle crisi vertiginose. La diagnosi è principalmente clinica, basata sull’anamnesi e sui criteri internazionali (Barany Society). È supportata da esami audiometrici e vestibolari; la risonanza magnetica con gadolinio può evidenziare l’idrope ed è utile per la diagnosi differenziale. L’eziologia è multifattoriale e comprende fattori genetici, immuno-allergici, vascolari, infettivi e una frequente associazione con emicrania e disturbi gastrointestinali. La terapia è prevalentemente sintomatica e personalizzata: comprende modifiche dello stile di vita, dieta iposodica, farmaci (diuretici, betaistina, steroidi), terapie intratimpaniche e riabilitazione vestibolare. Nei casi refrattari si può ricorrere a trattamenti chirurgici conservativi o demolitivi. In presenza di ipoacusia severa-profonda bilaterale, l’impianto cocleare rappresenta una valida opzione riabilitativa, con benefici anche sul controllo delle vertigini e degli acufeni.| File | Dimensione | Formato | |
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