Il contributo esplora il concetto di capitale geografico come insieme di risorse cognitive, materiali e simboliche attraverso cui le diverse forme del sapere organizzano il racconto del rapporto umano con luoghi, paesaggi e ambienti. Muovendo da Bourdieu, il testo mostra come tale capitale sia distribuito tra discipline differenti e come la geografia, pur rivendicandone una quota significativa, non ne detenga il monopolio. Lo Spatial Turn ha infatti ampliato la partecipazione di altri saperi alla produzione di conoscenza geografica, generando contaminazioni, sovrapposizioni e tensioni. In questo quadro, la letteratura emerge come spazio privilegiato di intersezione, capace di attivare forme di ermeneutica geografica e di mostrare la geograficità implicita dei testi. Attraverso esempi storici — da Humboldt a Vidal de la Blache — il testo indaga le relazioni tra scrittura scientifica e scrittura letteraria, evidenziando come entrambe contribuiscano alla costruzione del paesaggio come dispositivo conoscitivo e narrativo. Nel confronto tra Humboldt e Vidal, la distinzione tra analogia e omologia offre una chiave interpretativa particolarmente efficace. La scrittura humboldtiana si fonda su un principio analogico: la pagina scientifica e la pagina letteraria si rispecchiano, si contaminano, si richiamano reciprocamente. L’analogia permette a Humboldt di costruire un testo ibrido, in cui rigore scientifico e intensità estetica convivono senza gerarchie, generando un modello di scrittura “terza”, capace di far sentire al lettore ciò che la natura stessa suscita. La scrittura di Vidal, al contrario, si basa su un principio omologico: la descrizione geografica e la descrizione letteraria possono risultare simili non perché si imitano, ma perché rispondono a una struttura profonda comune, a un medesimo modo di organizzare l’esperienza del paesaggio. L’omologia spiega perché un brano del Tableau e un passo di Barbey d’Aurevilly possano condividere ritmo, lessico e dispositivi descrittivi pur appartenendo a mondi discorsivi radicalmente diversi. In sintesi: Humboldt costruisce analogie tra scritture diverse; Vidal rivela omologie tra scritture che non comunicano tra loro ma condividono una stessa matrice percettiva e culturale.
Il capitale geografico e dove trovarlo. Note su geografia, letteratura, paesaggio / M. Tanca (NUOVE GEOGRAFIE. STRUMENTI DI LAVORO). - In: Paesaggio/paesaggi. Singolare plurale / [a cura di] M. Tanca. - Prima edizione. - Milano : Franco Angeli, 2025. - ISBN 9788891761057. - pp. 123-135 (( 5. V giornata internazionale di studi sul paesaggio PAESAGGIO/PAESAGGI Cagliari 2015.
Il capitale geografico e dove trovarlo. Note su geografia, letteratura, paesaggio
M. Tanca
2025
Abstract
Il contributo esplora il concetto di capitale geografico come insieme di risorse cognitive, materiali e simboliche attraverso cui le diverse forme del sapere organizzano il racconto del rapporto umano con luoghi, paesaggi e ambienti. Muovendo da Bourdieu, il testo mostra come tale capitale sia distribuito tra discipline differenti e come la geografia, pur rivendicandone una quota significativa, non ne detenga il monopolio. Lo Spatial Turn ha infatti ampliato la partecipazione di altri saperi alla produzione di conoscenza geografica, generando contaminazioni, sovrapposizioni e tensioni. In questo quadro, la letteratura emerge come spazio privilegiato di intersezione, capace di attivare forme di ermeneutica geografica e di mostrare la geograficità implicita dei testi. Attraverso esempi storici — da Humboldt a Vidal de la Blache — il testo indaga le relazioni tra scrittura scientifica e scrittura letteraria, evidenziando come entrambe contribuiscano alla costruzione del paesaggio come dispositivo conoscitivo e narrativo. Nel confronto tra Humboldt e Vidal, la distinzione tra analogia e omologia offre una chiave interpretativa particolarmente efficace. La scrittura humboldtiana si fonda su un principio analogico: la pagina scientifica e la pagina letteraria si rispecchiano, si contaminano, si richiamano reciprocamente. L’analogia permette a Humboldt di costruire un testo ibrido, in cui rigore scientifico e intensità estetica convivono senza gerarchie, generando un modello di scrittura “terza”, capace di far sentire al lettore ciò che la natura stessa suscita. La scrittura di Vidal, al contrario, si basa su un principio omologico: la descrizione geografica e la descrizione letteraria possono risultare simili non perché si imitano, ma perché rispondono a una struttura profonda comune, a un medesimo modo di organizzare l’esperienza del paesaggio. L’omologia spiega perché un brano del Tableau e un passo di Barbey d’Aurevilly possano condividere ritmo, lessico e dispositivi descrittivi pur appartenendo a mondi discorsivi radicalmente diversi. In sintesi: Humboldt costruisce analogie tra scritture diverse; Vidal rivela omologie tra scritture che non comunicano tra loro ma condividono una stessa matrice percettiva e culturale.| File | Dimensione | Formato | |
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