L'Introduzione al volume indaga la centralità contemporanea del paesaggio, mostrando come la sua “necessità” emerga in un’epoca segnata dall’Antropocene, dalla crisi ecologica e dall’incapacità collettiva di immaginare futuri abitabili. Riprendendo le riflessioni di Besse, Jakob e Berque, il testo evidenzia come il paesaggio sia divenuto un dispositivo culturale onnipresente, capace di condensare paure, desideri e tensioni del presente. Dopo aver ricostruito la genealogia del concetto, dalle tradizioni geografiche novecentesche alla svolta culturale degli anni ’80, l’analisi mostra come la new cultural geography abbia ribaltato l’idea di paesaggio: non più semplice insieme di forme visibili, ma costruzione simbolica, ideologica e politica. In questo quadro, il paesaggio diventa un “significante di possibili significati”, uno strumento per ripensare le condizioni di abitabilità della Terra e per riattivare l’immaginazione geografica. La sua forza risiede proprio nella capacità di collegare la geografia che c’è con quella che potrebbe — o dovrebbe — esserci. In questo quadro, la contrapposizione tra la visione di A. von Humboldt e quella dell'ufficiale prussiano Heinrich Gottlob Hommeyer ci mostra la biforcazione tra due modi di intendere il paesaggio e la geografia. Humboldt incarna una visione unitaria, cosmica e relazionale della natura: il paesaggio è un intreccio di forze, percezioni e connessioni sensibili. Hommeyer, al contrario, rappresenta l’approccio classificatorio e tassonomico, orientato alla descrizione oggettiva e alla scomposizione analitica dei fenomeni. In sintesi: Humboldt pensa il paesaggio come totalità viva e aperta; Hommeyer come inventario ordinato di forme chiuse.
Paesaggio/paesaggi: singolare plurale / M. Tanca (NUOVE GEOGRAFIE. STRUMENTI DI LAVORO). - In: Paesaggio/paesaggi. Singolare plurale / [a cura di] M. Tanca. - Prima edizione. - Milano : Franco Angeli, 2025. - ISBN 9788891761057. - pp. 5-51 (( V giornata internazionale di studi sul paesaggio PAESAGGIO/PAESAGGI Cagliari 2015.
Paesaggio/paesaggi: singolare plurale
M. Tanca
2025
Abstract
L'Introduzione al volume indaga la centralità contemporanea del paesaggio, mostrando come la sua “necessità” emerga in un’epoca segnata dall’Antropocene, dalla crisi ecologica e dall’incapacità collettiva di immaginare futuri abitabili. Riprendendo le riflessioni di Besse, Jakob e Berque, il testo evidenzia come il paesaggio sia divenuto un dispositivo culturale onnipresente, capace di condensare paure, desideri e tensioni del presente. Dopo aver ricostruito la genealogia del concetto, dalle tradizioni geografiche novecentesche alla svolta culturale degli anni ’80, l’analisi mostra come la new cultural geography abbia ribaltato l’idea di paesaggio: non più semplice insieme di forme visibili, ma costruzione simbolica, ideologica e politica. In questo quadro, il paesaggio diventa un “significante di possibili significati”, uno strumento per ripensare le condizioni di abitabilità della Terra e per riattivare l’immaginazione geografica. La sua forza risiede proprio nella capacità di collegare la geografia che c’è con quella che potrebbe — o dovrebbe — esserci. In questo quadro, la contrapposizione tra la visione di A. von Humboldt e quella dell'ufficiale prussiano Heinrich Gottlob Hommeyer ci mostra la biforcazione tra due modi di intendere il paesaggio e la geografia. Humboldt incarna una visione unitaria, cosmica e relazionale della natura: il paesaggio è un intreccio di forze, percezioni e connessioni sensibili. Hommeyer, al contrario, rappresenta l’approccio classificatorio e tassonomico, orientato alla descrizione oggettiva e alla scomposizione analitica dei fenomeni. In sintesi: Humboldt pensa il paesaggio come totalità viva e aperta; Hommeyer come inventario ordinato di forme chiuse.| File | Dimensione | Formato | |
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