Il contributo esamina il passo di Cic. Caec. 102, nel quale l’oratore richiamava il ius quo fuerunt Ariminenses per sostenere la capacità ereditaria di Aulo Cecina, volterrano, contro le pretese avverse di coloro che ne contestavano lo status civico dopo i provvedimenti sillani. Muovendo dall’inquadramento storico-processuale della controversia, lo studio decostruisce l’impianto interpretativo tradizionale, dominato dalla lettura mommseniana del ius migrandi, e propone una ricostruzione alternativa della concessione dei nexa atque hereditates in favore delle cosiddette “dodici colonie”. L’analisi del lessico giuridico antico – in particolare dei diversi significati di nexum – consente di chiarire che la formula ciceroniana non esprimeva un’endiadi, ma distingueva tra l’accesso dei coloni latini ai negozi librali e l’attribuzione della testamenti factio attiva e passiva, fino ad allora preclusa. La ricerca mostra come tale ampliamento del ius commercii latino, verosimilmente ottenuto attraverso una delegazione congiunta di colonie e formalizzato mediante singoli foedera, rappresenti un momento decisivo nel processo di progressiva integrazione giusprivatistica tra Romani e Latini dopo il 268 a.C.
I nexa, le hereditates e il ius quo fuerunt Ariminenses (Cic. Caec. 102) / L. Gagliardi - In: Forme di integrazione e promozione nell’Occidente romano / [a cura di] E.G arcía Fernández, E. Melchor Gil, S. Sisani. - Roma : Quasar, 2025. - ISBN 978-88-5491-661-6. - pp. 125-157 (( 2. Atti e Memorie del Seminario Italo-Spagnolo per lo Studio delle Comunità Locali nell’Occidente Romano Mérida 2024.
I nexa, le hereditates e il ius quo fuerunt Ariminenses (Cic. Caec. 102)
L. Gagliardi
2025
Abstract
Il contributo esamina il passo di Cic. Caec. 102, nel quale l’oratore richiamava il ius quo fuerunt Ariminenses per sostenere la capacità ereditaria di Aulo Cecina, volterrano, contro le pretese avverse di coloro che ne contestavano lo status civico dopo i provvedimenti sillani. Muovendo dall’inquadramento storico-processuale della controversia, lo studio decostruisce l’impianto interpretativo tradizionale, dominato dalla lettura mommseniana del ius migrandi, e propone una ricostruzione alternativa della concessione dei nexa atque hereditates in favore delle cosiddette “dodici colonie”. L’analisi del lessico giuridico antico – in particolare dei diversi significati di nexum – consente di chiarire che la formula ciceroniana non esprimeva un’endiadi, ma distingueva tra l’accesso dei coloni latini ai negozi librali e l’attribuzione della testamenti factio attiva e passiva, fino ad allora preclusa. La ricerca mostra come tale ampliamento del ius commercii latino, verosimilmente ottenuto attraverso una delegazione congiunta di colonie e formalizzato mediante singoli foedera, rappresenti un momento decisivo nel processo di progressiva integrazione giusprivatistica tra Romani e Latini dopo il 268 a.C.| File | Dimensione | Formato | |
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