P. Louvre E 10534 appartiene al gruppo dei ‘papiri musicali’, testimonianze di opere poetiche fornite di notazione musicale. Edito nel 2004 da Annie Bélis, il papiro riporta un estratto rimaneggiato della Medea di Carcino ΙΙ. L’attribuzione fu chiara già alla prima editrice, grazie alla corrispondenza di contenuto fra il testo del papiro e un passo della Retorica di Aristotele in cui si dice che Medea, nell’omonima tragedia di Carcino, viene accusata di aver ucciso i figli, sul modello euripideo. Medea, pur non avendo compiuto il fatto, non può dimostrare il contrario, dal momento che ha mandato i figli altrove, cosa che sembra essere confermata nel papiro da una lettura di Franco Ferrari. Oliver Taplin, nel 2014, collegò poi il papiro a un cratere apulο in cui è rappresentata Medea a dialogo con un vecchio all’interno di un tempio, identificato dalla rubrica come il tempio di Eleusi; sotto di loro si trova un altare su cui sono seduti due bambini, identificabili come i figli della maga, sani e salvi. Il presente contributo vuole fornire una nuova ipotesi sull’ambientazione eleusina del dramma. I frammenti di Carcino II di argomento demetriaco saranno collegati al loro contesto di produzione, cioè la Sicilia (terra di origine della famiglia di Carcino) e la corte siracusana di Dionisio I, dove il poeta operò. Questi due fattori, uniti alla dimostrazione di una circolazione di varianti corinzie del mito di Medea e del rapporto di quest’ultima con Demetra in uno scolio pindarico, acquisiscono una rilevanza nuova nell’esperienza siciliana del poeta. In quegli stessi anni, infatti, le riforme culturali di Dionisio I di Siracusa mettevano in risalto la figura di Demetra in relazione alla Sicilia, puntando a far diventare quest’ultima l’unica vera antagonista al polo demetriaco per antonomasia, ovvero quello eleusino.
Tra Eleusi e la Sicilia: un’ipotesi sulla Medea di Carcino il Giovane / G. Mendicino. ((Intervento presentato al convegno The Forgotten Theatre VI : Panhellenic Myths and Rites in Greek Fragmentary Drama : 13-14 March tenutosi a Torino nel 2025.
Tra Eleusi e la Sicilia: un’ipotesi sulla Medea di Carcino il Giovane
G. MendicinoPrimo
2025
Abstract
P. Louvre E 10534 appartiene al gruppo dei ‘papiri musicali’, testimonianze di opere poetiche fornite di notazione musicale. Edito nel 2004 da Annie Bélis, il papiro riporta un estratto rimaneggiato della Medea di Carcino ΙΙ. L’attribuzione fu chiara già alla prima editrice, grazie alla corrispondenza di contenuto fra il testo del papiro e un passo della Retorica di Aristotele in cui si dice che Medea, nell’omonima tragedia di Carcino, viene accusata di aver ucciso i figli, sul modello euripideo. Medea, pur non avendo compiuto il fatto, non può dimostrare il contrario, dal momento che ha mandato i figli altrove, cosa che sembra essere confermata nel papiro da una lettura di Franco Ferrari. Oliver Taplin, nel 2014, collegò poi il papiro a un cratere apulο in cui è rappresentata Medea a dialogo con un vecchio all’interno di un tempio, identificato dalla rubrica come il tempio di Eleusi; sotto di loro si trova un altare su cui sono seduti due bambini, identificabili come i figli della maga, sani e salvi. Il presente contributo vuole fornire una nuova ipotesi sull’ambientazione eleusina del dramma. I frammenti di Carcino II di argomento demetriaco saranno collegati al loro contesto di produzione, cioè la Sicilia (terra di origine della famiglia di Carcino) e la corte siracusana di Dionisio I, dove il poeta operò. Questi due fattori, uniti alla dimostrazione di una circolazione di varianti corinzie del mito di Medea e del rapporto di quest’ultima con Demetra in uno scolio pindarico, acquisiscono una rilevanza nuova nell’esperienza siciliana del poeta. In quegli stessi anni, infatti, le riforme culturali di Dionisio I di Siracusa mettevano in risalto la figura di Demetra in relazione alla Sicilia, puntando a far diventare quest’ultima l’unica vera antagonista al polo demetriaco per antonomasia, ovvero quello eleusino.Pubblicazioni consigliate
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