SCOPO DEL LAVORO: Mettere in evidenza l’intima correlazione tra le funzioni posturale, respiratoria e masticatoria dell’organismo e la morfologia dell’apparato stomatognatico, introducendo un concetto tridimensionale nell’approccio diagnostico e terapeutico in odontoiatria, considerando le tre componenti dentale-scheletrica-muscolare; sottolineare l’importanza della kinesiografia (CMS) e dell’elettromiografia (EMG) nell’effettuare una diagnosi corretta e come supporto terapeutico. MATERIALI E METODI: Sono stati considerati 42 pazienti affetti da Disordini Cranio Mandibolari (DCM) e 30 pazienti asintomatici (NoDCM) i quali sono stati sottoposti a esami funzionali mediante CMS e EMG all’inizio del trattamento, alla fine e a distanza di 6 mesi, 1 anno. RISULTATI: Rispetto ai pazienti asintomatici, i pazienti DCM hanno chiaramente presentato una differente chinesiologia mandibolare, postura cranio mandibolare, ed adattamento neuromuscolare. Inoltre restrizioni, limitazioni, deviazioni nel movimento mandibolare sono state viste soprattutto nel gruppo di pazienti PDCCM (>95%) nei pazienti no PDCCM sono state evidenziate alterazioni della cinematica mandibolare nel 37% DISCUSSIONE: Da tempo si conosce l’importanza del ruolo del sistema neuro-muscolare nel determinare i problemi di crescita e sviluppo strutturali della mandibola e della maxilla. L’introduzione dell’elettromiografia e della kinesiografia nella pratica clinica permette all’ortodontista di ottenere riferimenti diagnostici occlusali e cefalometrici a partire da una posizione normale rilassata dal punto di vista neuromuscolare ed articolare. La pratica clinica degli ortodontisti deve includere un concetto dinamico delle interrelazioni tra la morfologia oro-facciale, la posizione dei denti, le articolazioni tempo-mandibolari, l’integrità posturale, la pervietà nasale e lo stato dei muscoli cervicali e cranio-mandibolari. Una variazione in alcuni di questi fattori può indurre un cambiamento in tutti gli altri sistemi. Basti pensare al ruolo altamente dinamico giocato dalla posizione spaziale ortologica della mandibola nel bilanciamento della postura craniovertebrale, per comprendere ancora meglio il significato biologico della complessa problematica ortopedica e stomatognatica, strettamente correlata con lo stato di salute generale (Giannì). L’ortodontista deve essere un osservatore e un diagnostico non solo delle strutture dentarie, ma anche dello stato nasorespiratorio e posturale del paziente. La conoscenza dell’influenza delle aberrazioni nasali e posturali aumenterà la prevedibilità del trattamento ortodontico, che permetterà all’ortodontista di individuare la cause che contribuiscono alla recidiva ortodontica. Gli obiettivi del trattamento includono un adeguato spazio per una normale funzione della lingua, una corretta dimensione verticale, una buona pervietà delle vie aeree nasali e una corretta postura cervicale e della testa. Il successo della terapia ortodontica è ottenuto tramite l’eliminazione delle forze muscolari che agiscono sui denti. Quando questo obiettivo è raggiunto, il problema della recidiva diventa minimo. La capacità di posizionare la mandibola ortodonticamente in una posizione muscolare e una articolare compatibili, le quali sono sinergiche con l’occlusione dentale, può essere realizzata routinariamente con l’elettromiografia e la kinesiografia. CONCLUSIONI: L’obiettivo finale della terapia ortodontica è il trattamento di tutte le componenti dell’apparato stomatognatico, dentale, scheletrica, articolare e neuromuscolare, in modo da creare condizioni adatte per una corretta funzione sinergica. In passato le limitazioni tecnologiche hanno confinato l’ortodontista ad un protocollo diagnostico e terapeutico basato sull’analisi cefalometrica riferita alla posizione intercuspidale dentale. Nel corso di questi ultimi anni si è evidenziata l’insufficienza di tale protocollo, in quanto l’ortodontista non può accontentarsi dei soli parametri dentali e cefalometrici, ma deve trattare l’occlusione in base ad un equilibrio funzionale e dinamico di tutte le componenti dell’apparato stomatognatico.
Patia disfunzionale cranio cervico mandibolare : approccio terapeutico gnatologico multidisciplinare / V. Ghiglione, U. Garagiola, F. Santoro. ((Intervento presentato al 18. convegno Convegno Nazionale SIDO : 11-14 maggio tenutosi a Rimini nel 2005.
Patia disfunzionale cranio cervico mandibolare : approccio terapeutico gnatologico multidisciplinare
U. Garagiola;F. Santoro
2005
Abstract
SCOPO DEL LAVORO: Mettere in evidenza l’intima correlazione tra le funzioni posturale, respiratoria e masticatoria dell’organismo e la morfologia dell’apparato stomatognatico, introducendo un concetto tridimensionale nell’approccio diagnostico e terapeutico in odontoiatria, considerando le tre componenti dentale-scheletrica-muscolare; sottolineare l’importanza della kinesiografia (CMS) e dell’elettromiografia (EMG) nell’effettuare una diagnosi corretta e come supporto terapeutico. MATERIALI E METODI: Sono stati considerati 42 pazienti affetti da Disordini Cranio Mandibolari (DCM) e 30 pazienti asintomatici (NoDCM) i quali sono stati sottoposti a esami funzionali mediante CMS e EMG all’inizio del trattamento, alla fine e a distanza di 6 mesi, 1 anno. RISULTATI: Rispetto ai pazienti asintomatici, i pazienti DCM hanno chiaramente presentato una differente chinesiologia mandibolare, postura cranio mandibolare, ed adattamento neuromuscolare. Inoltre restrizioni, limitazioni, deviazioni nel movimento mandibolare sono state viste soprattutto nel gruppo di pazienti PDCCM (>95%) nei pazienti no PDCCM sono state evidenziate alterazioni della cinematica mandibolare nel 37% DISCUSSIONE: Da tempo si conosce l’importanza del ruolo del sistema neuro-muscolare nel determinare i problemi di crescita e sviluppo strutturali della mandibola e della maxilla. L’introduzione dell’elettromiografia e della kinesiografia nella pratica clinica permette all’ortodontista di ottenere riferimenti diagnostici occlusali e cefalometrici a partire da una posizione normale rilassata dal punto di vista neuromuscolare ed articolare. La pratica clinica degli ortodontisti deve includere un concetto dinamico delle interrelazioni tra la morfologia oro-facciale, la posizione dei denti, le articolazioni tempo-mandibolari, l’integrità posturale, la pervietà nasale e lo stato dei muscoli cervicali e cranio-mandibolari. Una variazione in alcuni di questi fattori può indurre un cambiamento in tutti gli altri sistemi. Basti pensare al ruolo altamente dinamico giocato dalla posizione spaziale ortologica della mandibola nel bilanciamento della postura craniovertebrale, per comprendere ancora meglio il significato biologico della complessa problematica ortopedica e stomatognatica, strettamente correlata con lo stato di salute generale (Giannì). L’ortodontista deve essere un osservatore e un diagnostico non solo delle strutture dentarie, ma anche dello stato nasorespiratorio e posturale del paziente. La conoscenza dell’influenza delle aberrazioni nasali e posturali aumenterà la prevedibilità del trattamento ortodontico, che permetterà all’ortodontista di individuare la cause che contribuiscono alla recidiva ortodontica. Gli obiettivi del trattamento includono un adeguato spazio per una normale funzione della lingua, una corretta dimensione verticale, una buona pervietà delle vie aeree nasali e una corretta postura cervicale e della testa. Il successo della terapia ortodontica è ottenuto tramite l’eliminazione delle forze muscolari che agiscono sui denti. Quando questo obiettivo è raggiunto, il problema della recidiva diventa minimo. La capacità di posizionare la mandibola ortodonticamente in una posizione muscolare e una articolare compatibili, le quali sono sinergiche con l’occlusione dentale, può essere realizzata routinariamente con l’elettromiografia e la kinesiografia. CONCLUSIONI: L’obiettivo finale della terapia ortodontica è il trattamento di tutte le componenti dell’apparato stomatognatico, dentale, scheletrica, articolare e neuromuscolare, in modo da creare condizioni adatte per una corretta funzione sinergica. In passato le limitazioni tecnologiche hanno confinato l’ortodontista ad un protocollo diagnostico e terapeutico basato sull’analisi cefalometrica riferita alla posizione intercuspidale dentale. Nel corso di questi ultimi anni si è evidenziata l’insufficienza di tale protocollo, in quanto l’ortodontista non può accontentarsi dei soli parametri dentali e cefalometrici, ma deve trattare l’occlusione in base ad un equilibrio funzionale e dinamico di tutte le componenti dell’apparato stomatognatico.Pubblicazioni consigliate
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