Descritta da Norberto Bobbio come «la grande dicotomia» (Bobbio 1989, 1-21), la distinzione tra pubblico e privato entra per la prima volta nella storia del pensiero politico occidentale allo scopo di distinguere tra ciò che appartiene a un gruppo come collettività e ciò che appartiene ai suoi singoli membri o a gruppi minori come le famiglie e le imprese. A sua volta foriera di altre importanti distinzioni – si consideri la difformità messa in luce da Bobbio tra associazioni di uguali e comunità di diseguali –, questa dicotomia è stata molto discussa nella letteratura di teoria sociale e politica (cfr. Benn, Gaus 1983; Weintraub, Kumar 1997) e contestata, tra l’altro, dalla critica femminista. Quest’ultima rileva come la distinzione pubblico-privato sia spesso sovrapposta alla differenza tra uomini e donne servendo, più o meno deliberatamente, a perpetuare assunti profondamente radicati sul genere e asimmetrie nelle relazioni (si vedano per esempio Pateman 1983; Almendros 2023). Se alla luce di tali critiche si potrebbe essere propensi a rigettare del tutto questo paradigma, studiosi quali John B. Thompson e Martha Radice ne ribadiscono l’importanza per noi oggi, poiché i concetti di pubblico e privato sono una parte inestricabile del linguaggio e dell’architettura concettuale che usiamo come attori sociali e politici (Thompson 2011, 51; Radice 2018). Va però detto che questi studiosi invitano a riconoscere come i rapporti tra vita pubblica e privata siano da sempre sottoposti a profonde trasformazioni, che rendono i confini tra le due sfere sfumati, porosi e soggetti a continue negoziazioni. Naturalmente, la riflessione teorica sulla «grande dicotomia» non è una preoccupazione del solo pensiero politico e sociale moderno. La letteratura e le arti fanno dei confini mutevoli tra i due ambiti oggetto di indagine e rappresentazione. Inoltre, gettando luce sulla porosità di confini, scrittori e artisti si interrogano sul valore pubblico e sul potere perlocutorio delle proprie opere, composte nel privato ma con lo sguardo rivolto alla realtà contingente (Di Luca 1992, 81).
Private & Public : In casa e per strada / E. Ogliari - In: Letterature e culture inglesi : Temi e (con)testi dal XIX secolo a oggi / [a cura di] N. Vallorani, P. Caponi, E. Monegato. - Milano : Pearson, 2024 Feb 15. - ISBN 9788891915726. - pp. 221-247
Private & Public : In casa e per strada
E. Ogliari
2024
Abstract
Descritta da Norberto Bobbio come «la grande dicotomia» (Bobbio 1989, 1-21), la distinzione tra pubblico e privato entra per la prima volta nella storia del pensiero politico occidentale allo scopo di distinguere tra ciò che appartiene a un gruppo come collettività e ciò che appartiene ai suoi singoli membri o a gruppi minori come le famiglie e le imprese. A sua volta foriera di altre importanti distinzioni – si consideri la difformità messa in luce da Bobbio tra associazioni di uguali e comunità di diseguali –, questa dicotomia è stata molto discussa nella letteratura di teoria sociale e politica (cfr. Benn, Gaus 1983; Weintraub, Kumar 1997) e contestata, tra l’altro, dalla critica femminista. Quest’ultima rileva come la distinzione pubblico-privato sia spesso sovrapposta alla differenza tra uomini e donne servendo, più o meno deliberatamente, a perpetuare assunti profondamente radicati sul genere e asimmetrie nelle relazioni (si vedano per esempio Pateman 1983; Almendros 2023). Se alla luce di tali critiche si potrebbe essere propensi a rigettare del tutto questo paradigma, studiosi quali John B. Thompson e Martha Radice ne ribadiscono l’importanza per noi oggi, poiché i concetti di pubblico e privato sono una parte inestricabile del linguaggio e dell’architettura concettuale che usiamo come attori sociali e politici (Thompson 2011, 51; Radice 2018). Va però detto che questi studiosi invitano a riconoscere come i rapporti tra vita pubblica e privata siano da sempre sottoposti a profonde trasformazioni, che rendono i confini tra le due sfere sfumati, porosi e soggetti a continue negoziazioni. Naturalmente, la riflessione teorica sulla «grande dicotomia» non è una preoccupazione del solo pensiero politico e sociale moderno. La letteratura e le arti fanno dei confini mutevoli tra i due ambiti oggetto di indagine e rappresentazione. Inoltre, gettando luce sulla porosità di confini, scrittori e artisti si interrogano sul valore pubblico e sul potere perlocutorio delle proprie opere, composte nel privato ma con lo sguardo rivolto alla realtà contingente (Di Luca 1992, 81).Pubblicazioni consigliate
I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.




