L’attenzione rivolta negli ultimi vent’anni alle pratiche giudiziarie dei comuni italiani risulta ancora troppo legata alla precedente storiografia del diritto. Questo approccio ha prodotto un’immagine della prassi riflessa dalle norme statutarie, che rispecchia solo in parte il reale andamento delle procedure. La ricca serie di libri condemnationum et inquisitionum, redatti dal tribunale vercellese, rappresenta così una possibilità unica di arricchimento delle conoscenze attuali sulla procedura penale di fine trecento e sull’incidenza signorile nelle dinamiche processuali. Sulla base degli atti redatti dai notai in sede giudiziale, è stato possibile suggerire una schematizzazione delle prassi accusatoria e inquisitoria, non altrimenti identificabili per l’assenza di disposizioni specifiche all’interno degli statuti comunali. La collazione tra fonti eterogenee ha consentito anche una prima definizione delle tempistiche procedurali, non completamente individuabili dai soli registri inquisitori, spesso privi di indicazioni sulle sentenze emesse. Grazie al dialogo tra condanne e norme statutarie, inoltre, è stata eseguita una valutazione del peso di bandi e paci private, strette tra le parti in sede extragiudiziale, sull’economia del processo. Infine, si è valutato il grado di influenza della dominante Milano sui diversi esiti processuali.

Prassi giudiziaria a Vercelli nel XIV secolo / L. Campisi. - In: STUDI DI STORIA MEDIOEVALE E DI DIPLOMATICA. - ISSN 2611-318X. - (2018), pp. 131-150. [10.54103/2611-318X/11539]

Prassi giudiziaria a Vercelli nel XIV secolo

L. Campisi
2018

Abstract

L’attenzione rivolta negli ultimi vent’anni alle pratiche giudiziarie dei comuni italiani risulta ancora troppo legata alla precedente storiografia del diritto. Questo approccio ha prodotto un’immagine della prassi riflessa dalle norme statutarie, che rispecchia solo in parte il reale andamento delle procedure. La ricca serie di libri condemnationum et inquisitionum, redatti dal tribunale vercellese, rappresenta così una possibilità unica di arricchimento delle conoscenze attuali sulla procedura penale di fine trecento e sull’incidenza signorile nelle dinamiche processuali. Sulla base degli atti redatti dai notai in sede giudiziale, è stato possibile suggerire una schematizzazione delle prassi accusatoria e inquisitoria, non altrimenti identificabili per l’assenza di disposizioni specifiche all’interno degli statuti comunali. La collazione tra fonti eterogenee ha consentito anche una prima definizione delle tempistiche procedurali, non completamente individuabili dai soli registri inquisitori, spesso privi di indicazioni sulle sentenze emesse. Grazie al dialogo tra condanne e norme statutarie, inoltre, è stata eseguita una valutazione del peso di bandi e paci private, strette tra le parti in sede extragiudiziale, sull’economia del processo. Infine, si è valutato il grado di influenza della dominante Milano sui diversi esiti processuali.
Settore M-STO/01 - Storia Medievale
2018
https://riviste.unimi.it/index.php/SSMD/article/view/11539
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