Tra la riflessione economica, intesa nel senso allargato e spurio proprio dell’età barocca, e alcune risorse materiali, come quella costituita dal commercio del denaro, è ravvisabile, nello Stato di Milano, durante il dominio degli Austrias (1535-1700), un modello di interazione propulsivo, in base al quale la prima orienta e favorisce lo sviluppo della seconda. Le elaborazioni teoriche e i quadri percettivi di quanti si interessano e hanno a che fare con questa risorsa danno vita ad mappatura concettuale in cui si radicano e da cui scaturiscono categorie, strumenti ed innovazioni in grado di migliorare la gestione delle risorse finanziarie e di aumentarne la disponibilità. Questo saggio ha l’obiettivo di argomentare schematicamente questa tesi, che rafforza la rilettura positiva del ruolo svolto dalla Monarchia Cattolica nei confronti della crescita delle attività economiche dei territori dominati e che richiama l’attenzione sulla necessità di completare – latu teorico – la dimensione fenomenologica delle risorse materiali d’antico regime. Il credito e l’uso professionale del denaro erano immersi nelle relazioni sociali più di ogni altra attività economica, a tal punto da costituirne l’incarnazione e da non poter essere compresi senza il recupero del significato originario che gli davano i loro protagonisti. Come per molte altre città economicamente progredite, nella capitale ambrosiana, il prestito costituiva, nelle sue varie forme e destinazioni, uno degli elementi più dirompenti della società preindustriale, in grado di attutirne le disuguaglianze strutturali e di agire come collante e come fattore di consenso politico. Al tempo stesso, il sistema finanziario che si struttura a Milano dagli anni ’70 del XVI secolo, organizzando operatori, strumenti, mercati e istituzioni per il commercio del denaro, si inserisce proattivamente nel processo di crescita dell’economia ambrosiana, risultandone uno di rami più decisivi. Nell’ampio ventaglio di posizioni e sfumature, per il folto gruppo di investitori, composto da nobili, patrizi, ufficiali, artigiani, e donne milanesi, il denaro investito deve produrre “utile”, così come nella riflessione dei teologi e in alcuni inediti stampati nella capitale ambrosiana il suo uso e il frutto acquistano sempre maggiore legittimità. Attraverso il passaggio, intorno agli anni 30’ del XVII secolo, dalla liceità del commercio del denaro connessa alla qualità sociale dei contraenti (propria della seconda metà del Cinquecento) a quella legata alla rappresentazione del denaro come merce e della ricchezza come circolazione, si afferma quindi a Milano un’elaborazione “teorica” moderna delle attività finanziarie. Categorie, strumenti ed innovazioni – quali i cambi di fiera e con ricorsa, l’accomandita (con una distribuzione proporzionale degli utili), il denaro come res frugifera, lo spostamento verso la giustizia commutativa, che prefigura il sinallagma del mercato, la potenzialità produttiva del denaro come movimento e circolazione, e quanto altro – si trovano ad essere radicati in un quadro teorico che gli consente di produrre rendimenti crescenti e favorire funzionalmente la crescita sostanziale delle attività finanziarie e dell’economia milanese nel suo complesso. Le idee e le conclusioni elaborate nell’ambiente ambrosiano forniscono alla schiera degli operatori e dei privati una sorta di libretto “morale” delle istruzioni, che ha sostenuto sia la creazione che la diffusione della tecnologia finanziaria, liberandola dal limite di una produttività decrescente.

Con «il fine di guadagnare per mezzo d’essi cambii» : riflessione economica e risorse materiali nella Milano degli Austrias / G. De Luca - In: Comprendere le monarchie iberiche : risorse materiali e rappresentazioni del potere : atti del seminario internazionale Roma, 8-9 novembre 2007 / [a cura di] G. Sabatini. - Roma : Viella, 2010. - ISBN 978-88-8334-444-2. - pp. 167-190

Con «il fine di guadagnare per mezzo d’essi cambii» : riflessione economica e risorse materiali nella Milano degli Austrias

G. De Luca
Primo
2010

Abstract

Tra la riflessione economica, intesa nel senso allargato e spurio proprio dell’età barocca, e alcune risorse materiali, come quella costituita dal commercio del denaro, è ravvisabile, nello Stato di Milano, durante il dominio degli Austrias (1535-1700), un modello di interazione propulsivo, in base al quale la prima orienta e favorisce lo sviluppo della seconda. Le elaborazioni teoriche e i quadri percettivi di quanti si interessano e hanno a che fare con questa risorsa danno vita ad mappatura concettuale in cui si radicano e da cui scaturiscono categorie, strumenti ed innovazioni in grado di migliorare la gestione delle risorse finanziarie e di aumentarne la disponibilità. Questo saggio ha l’obiettivo di argomentare schematicamente questa tesi, che rafforza la rilettura positiva del ruolo svolto dalla Monarchia Cattolica nei confronti della crescita delle attività economiche dei territori dominati e che richiama l’attenzione sulla necessità di completare – latu teorico – la dimensione fenomenologica delle risorse materiali d’antico regime. Il credito e l’uso professionale del denaro erano immersi nelle relazioni sociali più di ogni altra attività economica, a tal punto da costituirne l’incarnazione e da non poter essere compresi senza il recupero del significato originario che gli davano i loro protagonisti. Come per molte altre città economicamente progredite, nella capitale ambrosiana, il prestito costituiva, nelle sue varie forme e destinazioni, uno degli elementi più dirompenti della società preindustriale, in grado di attutirne le disuguaglianze strutturali e di agire come collante e come fattore di consenso politico. Al tempo stesso, il sistema finanziario che si struttura a Milano dagli anni ’70 del XVI secolo, organizzando operatori, strumenti, mercati e istituzioni per il commercio del denaro, si inserisce proattivamente nel processo di crescita dell’economia ambrosiana, risultandone uno di rami più decisivi. Nell’ampio ventaglio di posizioni e sfumature, per il folto gruppo di investitori, composto da nobili, patrizi, ufficiali, artigiani, e donne milanesi, il denaro investito deve produrre “utile”, così come nella riflessione dei teologi e in alcuni inediti stampati nella capitale ambrosiana il suo uso e il frutto acquistano sempre maggiore legittimità. Attraverso il passaggio, intorno agli anni 30’ del XVII secolo, dalla liceità del commercio del denaro connessa alla qualità sociale dei contraenti (propria della seconda metà del Cinquecento) a quella legata alla rappresentazione del denaro come merce e della ricchezza come circolazione, si afferma quindi a Milano un’elaborazione “teorica” moderna delle attività finanziarie. Categorie, strumenti ed innovazioni – quali i cambi di fiera e con ricorsa, l’accomandita (con una distribuzione proporzionale degli utili), il denaro come res frugifera, lo spostamento verso la giustizia commutativa, che prefigura il sinallagma del mercato, la potenzialità produttiva del denaro come movimento e circolazione, e quanto altro – si trovano ad essere radicati in un quadro teorico che gli consente di produrre rendimenti crescenti e favorire funzionalmente la crescita sostanziale delle attività finanziarie e dell’economia milanese nel suo complesso. Le idee e le conclusioni elaborate nell’ambiente ambrosiano forniscono alla schiera degli operatori e dei privati una sorta di libretto “morale” delle istruzioni, che ha sostenuto sia la creazione che la diffusione della tecnologia finanziaria, liberandola dal limite di una produttività decrescente.
Pensiero economico ; Finanza ; Età moderna ; Milano ; commercio del denaro ; secoli 16.-17
Settore SECS-P/12 - Storia Economica
2010
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