Il Polipticum quod appellatur Perpendiculum è l’ultima opera di Attone di Vercelli, che la compose tra il 953 e il 958. Il Filo a Piombo del vescovo vercellese è una perorazione contro l’usurpazione del trono, che ripercorre la storia politica recente del Regno italico per denunciare i misfatti dei potenti e dei re usurpatori che essi di volta in volta hanno posto sul trono pavese. L’opera di Attone è una fonte di grande importanza per la nostra conoscenza della storia dell’Italia post-carolingia, ma è nota soprattutto per le sue singolari caratteristiche compositive: Il Polittico è scritto nello stile che la storiografia ha definito glossematico o ermeneutico, ed è caratterizzato da una ricercata obscuritas a tutti i suoi livelli: dal lessico (attraverso il ricorso continuo a rari glossemi), all’ordo verborum (complicato dall’ampio uso dell’iperbato), alla generale profusione di figure retoriche. Il testimone principale dell’opera (il ms. Vat. lat. 4322) è stato prodotto a Vercelli per volontà dello stesso Attone e conserva il testo nella forma di opus geminum: alla redazione complessa dell’opera (A), segue una seconda redazione esplicativa (B) accompagnata da un denso apparato di commento, composto da quasi tremila glosse (C). Questo triplice corpus testuale è copiato da un'unica mano e nel manoscritto è attribuito integralmente al vescovo di Vercelli. L’apparato di commento, aggiunto dall’autore perché l’opera era ritenuta troppo ardua anche per gli scholastici, ha la forma di una vera e propria enarratiogrammaticale/retorica, sul modello dei commenti che accompagnano gli auctores. Lo studio delle fonti del testo e delle glosse (che sto conducendo per la nuova edizione critica dell’opera) mostra l’uso da parte di Attone dei poeti satirici classici nella composizione di A e B, e della tradizione scoliastica su quegli stessi autori per l’elaborazione di C. Il riconoscimento dei riferimenti a Persio e Giovenale e ai loro commenti getta nuova luce non solo sulla cultura della scuola vercellese alla metà del secolo X, ma anche sul rapporto peculiare dell’opera di Attone con il genere satirico e permette così di comprendere meglio la complessa operazione culturale messa in campo dal vescovo di Vercelli con il suo Polittico.

La tradizione scoliastica a Persio e Giovenale nel Polittico di Attone di Vercelli e nelle sue glosse (953-958) / G. Vignodelli (ECHO). - In: Il ruolo della Scuola nella tradizione dei classici latini : tra Fortleben ed esegesi. 2 / [a cura di] M. Masselli, F. Sivo. - Prima edizione. - Campobasso : Il castello, 2017. - ISBN 9788865721612. - pp. 489-540 (( convegno Convegno Internazionale tenutosi a Foggia nel 2016.

La tradizione scoliastica a Persio e Giovenale nel Polittico di Attone di Vercelli e nelle sue glosse (953-958)

G. Vignodelli
2017

Abstract

Il Polipticum quod appellatur Perpendiculum è l’ultima opera di Attone di Vercelli, che la compose tra il 953 e il 958. Il Filo a Piombo del vescovo vercellese è una perorazione contro l’usurpazione del trono, che ripercorre la storia politica recente del Regno italico per denunciare i misfatti dei potenti e dei re usurpatori che essi di volta in volta hanno posto sul trono pavese. L’opera di Attone è una fonte di grande importanza per la nostra conoscenza della storia dell’Italia post-carolingia, ma è nota soprattutto per le sue singolari caratteristiche compositive: Il Polittico è scritto nello stile che la storiografia ha definito glossematico o ermeneutico, ed è caratterizzato da una ricercata obscuritas a tutti i suoi livelli: dal lessico (attraverso il ricorso continuo a rari glossemi), all’ordo verborum (complicato dall’ampio uso dell’iperbato), alla generale profusione di figure retoriche. Il testimone principale dell’opera (il ms. Vat. lat. 4322) è stato prodotto a Vercelli per volontà dello stesso Attone e conserva il testo nella forma di opus geminum: alla redazione complessa dell’opera (A), segue una seconda redazione esplicativa (B) accompagnata da un denso apparato di commento, composto da quasi tremila glosse (C). Questo triplice corpus testuale è copiato da un'unica mano e nel manoscritto è attribuito integralmente al vescovo di Vercelli. L’apparato di commento, aggiunto dall’autore perché l’opera era ritenuta troppo ardua anche per gli scholastici, ha la forma di una vera e propria enarratiogrammaticale/retorica, sul modello dei commenti che accompagnano gli auctores. Lo studio delle fonti del testo e delle glosse (che sto conducendo per la nuova edizione critica dell’opera) mostra l’uso da parte di Attone dei poeti satirici classici nella composizione di A e B, e della tradizione scoliastica su quegli stessi autori per l’elaborazione di C. Il riconoscimento dei riferimenti a Persio e Giovenale e ai loro commenti getta nuova luce non solo sulla cultura della scuola vercellese alla metà del secolo X, ma anche sul rapporto peculiare dell’opera di Attone con il genere satirico e permette così di comprendere meglio la complessa operazione culturale messa in campo dal vescovo di Vercelli con il suo Polittico.
Attone di Vercelli; Persio; Giovenale; Satira; Regno italico
Settore M-STO/01 - Storia Medievale
2017
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