Although it seems commonly agreed upon that poverty does not represent a desirable outcome in any society, in light of the large amount of data and studies on the subject, it becomes hard to defend the persistence of poverty as a result of the impossibility of finding the right path to eradicate it. The evidence raised to support the idea that global poverty is preventable is at the core of the motivational forces driving the elaboration of this thesis, which is ultimately triggered by a genuine interest in understanding the underlying factors that allow around 1 billion people to live precariously at the present moment. Moreover, such interest is nourished by the paradox that although people generally reject and condemn human misery, the main instruments that have been put in place by the international community to eradicate it —relying significantly on Official Development Assistance (ODA)—enjoy great legitimacy even though they do not exhibit nor clear results neither pure developmental intentions. A gap between reality and the traditional rhetoric on the topic seems to emerge when scrutinising the international cooperation apparatus; a gap that can provoke some doubts not only about the adequacy of the current practices for fighting poverty but also regarding the normative grounds on which such practices rest. Hence, this doctoral thesis analyses the global poverty issue— as well as ODA— not only from a policy practice perspective (through quantitative and qualitative research) but also from a normative philosophical angle. The results of this multidisciplinary strategy are exposed after a first descriptive chapter on ODA, in three chapters corresponding to the three approaches (quantitative, qualitative and normative), each of them reflected in an academic paper. Overall, they point to the idea that today —even though there are enough elements that seem to trigger clear and imperative positive moral duties that dictate to fight global poverty— we find ourselves immersed in a development paradigm that is intensively reinforced by the main actors involved in it, who devote outstanding efforts to widely spreading praise and compliments to an international cooperation system whose achievements are highly debatable.

Sebbene sia comunemente riconosciuto che la povertà non rappresenti una condizione auspicabile in nessuna società, alla luce della grande quantità di dati e studi in materia, diventa difficile difendere la persistenza della stessa a causa dell'impossibilità di trovare un efficace metodo per sradicarla. Le prove presentate per sostenere l'idea che la povertà globale sia prevenibile, sono l’essenza delle forze motivazionali che guidano l'elaborazione di questa tesi. Esse sono, in ultima analisi, innescate da un genuino interesse per la comprensione dei fattori che, attualmente, costringono circa 1 miliardo di persone a vivere in una condizione di precarietà. Inoltre, tale interesse è nutrito dal paradosso per il quale nonostante le persone in genere rifiutino e condannino la miseria umana, gli strumenti principali che sono stati messi in atto dalla comunità internazionale per sradicare tale fenomeno —basandosi in modo significativo su aiuti pubblici allo sviluppo (APS)— godano di grande legittimità anche se non presentano né risultati chiari né pure intenzioni di sviluppo. In sede di esame del sistema di cooperazione internazionale, sembra emergere un divario tra la realtà e la retorica tradizionale sul tema , il quale può generare alcuni dubbi non solo circa l'adeguatezza delle attuali pratiche di lotta alla povertà, ma anche riguardo le normative su cui si basano tali pratiche. Questa tesi di dottorato analizza la povertà globale —così come l’APS— non solo da un punto di vista della pratica politica (attraverso la ricerca quantitativa e qualitativa), ma anche da una prospettiva filosofico-normativa. Dopo un primo capitolo descrittivo riguardante l’APS, i risultati di questa strategia multidisciplinare vengono presentati divisi in tre capitoli corrispondenti ai tre approcci (quantitativi, qualitativi e normativi), ciascuno dei quali é incluso in un documento accademico. Nel complesso, essi indicano l'idea che oggi - anche se ci sono abbastanza elementi che sembrano innescare chiari e imperativi doveri morali positivi che impongono di combattere la povertà globale - ci troviamo immersi in un paradigma di sviluppo che è intensamente rafforzato dai principali attori coinvolti, che dedicano sforzi eccezionali a diffondere ampiamente lodi e complimenti a un sistema di cooperazione internazionale i cui risultati sono fortemente discutibili.

GLOBAL POVERTY AND FOREIGN AID / A. Erdozain ; tutor: M. Giuliani ; coordinator: F. Zucchini. - : . Università degli Studi di Milano, 2017 Mar 10. ((29. ciclo, Anno Accademico 2016. [10.13130/erdozain-asier_phd2017-03-10].

GLOBAL POVERTY AND FOREIGN AID

A. Erdozain
2017

Abstract

Sebbene sia comunemente riconosciuto che la povertà non rappresenti una condizione auspicabile in nessuna società, alla luce della grande quantità di dati e studi in materia, diventa difficile difendere la persistenza della stessa a causa dell'impossibilità di trovare un efficace metodo per sradicarla. Le prove presentate per sostenere l'idea che la povertà globale sia prevenibile, sono l’essenza delle forze motivazionali che guidano l'elaborazione di questa tesi. Esse sono, in ultima analisi, innescate da un genuino interesse per la comprensione dei fattori che, attualmente, costringono circa 1 miliardo di persone a vivere in una condizione di precarietà. Inoltre, tale interesse è nutrito dal paradosso per il quale nonostante le persone in genere rifiutino e condannino la miseria umana, gli strumenti principali che sono stati messi in atto dalla comunità internazionale per sradicare tale fenomeno —basandosi in modo significativo su aiuti pubblici allo sviluppo (APS)— godano di grande legittimità anche se non presentano né risultati chiari né pure intenzioni di sviluppo. In sede di esame del sistema di cooperazione internazionale, sembra emergere un divario tra la realtà e la retorica tradizionale sul tema , il quale può generare alcuni dubbi non solo circa l'adeguatezza delle attuali pratiche di lotta alla povertà, ma anche riguardo le normative su cui si basano tali pratiche. Questa tesi di dottorato analizza la povertà globale —così come l’APS— non solo da un punto di vista della pratica politica (attraverso la ricerca quantitativa e qualitativa), ma anche da una prospettiva filosofico-normativa. Dopo un primo capitolo descrittivo riguardante l’APS, i risultati di questa strategia multidisciplinare vengono presentati divisi in tre capitoli corrispondenti ai tre approcci (quantitativi, qualitativi e normativi), ciascuno dei quali é incluso in un documento accademico. Nel complesso, essi indicano l'idea che oggi - anche se ci sono abbastanza elementi che sembrano innescare chiari e imperativi doveri morali positivi che impongono di combattere la povertà globale - ci troviamo immersi in un paradigma di sviluppo che è intensamente rafforzato dai principali attori coinvolti, che dedicano sforzi eccezionali a diffondere ampiamente lodi e complimenti a un sistema di cooperazione internazionale i cui risultati sono fortemente discutibili.
GIULIANI, MARCO
ZUCCHINI, FRANCESCO
Although it seems commonly agreed upon that poverty does not represent a desirable outcome in any society, in light of the large amount of data and studies on the subject, it becomes hard to defend the persistence of poverty as a result of the impossibility of finding the right path to eradicate it. The evidence raised to support the idea that global poverty is preventable is at the core of the motivational forces driving the elaboration of this thesis, which is ultimately triggered by a genuine interest in understanding the underlying factors that allow around 1 billion people to live precariously at the present moment. Moreover, such interest is nourished by the paradox that although people generally reject and condemn human misery, the main instruments that have been put in place by the international community to eradicate it —relying significantly on Official Development Assistance (ODA)—enjoy great legitimacy even though they do not exhibit nor clear results neither pure developmental intentions. A gap between reality and the traditional rhetoric on the topic seems to emerge when scrutinising the international cooperation apparatus; a gap that can provoke some doubts not only about the adequacy of the current practices for fighting poverty but also regarding the normative grounds on which such practices rest. Hence, this doctoral thesis analyses the global poverty issue— as well as ODA— not only from a policy practice perspective (through quantitative and qualitative research) but also from a normative philosophical angle. The results of this multidisciplinary strategy are exposed after a first descriptive chapter on ODA, in three chapters corresponding to the three approaches (quantitative, qualitative and normative), each of them reflected in an academic paper. Overall, they point to the idea that today —even though there are enough elements that seem to trigger clear and imperative positive moral duties that dictate to fight global poverty— we find ourselves immersed in a development paradigm that is intensively reinforced by the main actors involved in it, who devote outstanding efforts to widely spreading praise and compliments to an international cooperation system whose achievements are highly debatable.
Global Poverty; Millennium Development Goals; Official Development Assistance; Human Development; Rwanda; Moral Duties
Settore SPS/04 - Scienza Politica
Settore SPS/01 - Filosofia Politica
GLOBAL POVERTY AND FOREIGN AID / A. Erdozain ; tutor: M. Giuliani ; coordinator: F. Zucchini. - : . Università degli Studi di Milano, 2017 Mar 10. ((29. ciclo, Anno Accademico 2016. [10.13130/erdozain-asier_phd2017-03-10].
Doctoral Thesis
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Descrizione: Thesis
Tipologia: Tesi di dottorato completa
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