Often the effectiveness of an electoral protest is inferred by specific dynamics at the macro level, such as the occurrence electoral earthquakes and/or shocks in the morphology of the existing party systems. This was true, for example, in the first 2000s, when a substantive growth of radical right parties in Europe was interpreted by some as the expression of increasing political alienation and unease within specific sectors of society. The same applies to the recent rise of new and/or eurosceptic parties, described by some as the outcome of citizens’ reaction to the bad performances of their political systems and élites under the economic crisis. Yet sudden increases in the electoral outcomes of these parties are not necessarily related to an underlying intention to protest. Indeed, one could well contribute to their success because (s)he likes their policy platform or because feels ideologically and/or psychologically closed to them. However, this would scarcely fit to protest voting as it is usually intended in the literature, i.e. casting a vote with the main aim to frighten or punish the whole political system and/or an èlite. Several scholars have tried to deal with this topic in the past. Nevertheless, their analyses have been mainly aimed at assessing whether voting for a specific party - or type of party - was characterized by a protest motivation or not. Thus, a comprehensive and cross-country analysis of the role of protest motivations in electoral processes still lacks in empirical research. This is exactly what the present contribution is intended to deal with. Its aim, in fact, is to realize a EU-wide assessment of how protest considerations affect both the structure of individual choice, i.e. the individual calculus of voting, and the overall outcomes of an election. The first element, in particular, is analyzed by a series of multi-level regressions on data from the 2014 European Election Voter Study (EES) reshaped in the so-called stacked form. The second, on the other hand, is assessed on the base of several counterfactual models, in which voters’ expected preferences (PTVs) for each party are estimated under various scenarios in which everything is the same except for the relevance of protest motivations in individual decision-making.

Spesso l’esistenza di un cosiddetto ‘voto di protesta’ viene inferita dal verificarsi di particolari dinamiche a livello aggregato, quali inattesi mutamenti elettorali e/o shock nella morfologia dei sistemi dei partiti. Questo è avvenuto ad esempio all’alba del Ventunesimo secolo, quando un crescente successo di partiti di estrema destra in Europa è stato diffusamente interpretato come il segnale di una crescente alienazione politica e disagio all’interno di particolari settori della società. Sempre a livello europeo, un ulteriore caso è anche la recente affermazione elettorale di partiti nuovi e/o euroscettici, da alcuni interpretata come il segno di una reazione dei cittadini alla inefficienza dei loro sistemi politici e delle istituzioni sovra-nazionali nel reagire alle sfide della crisi economica. Eppure il fatto che uno di questi partiti veda accrescere il proprio consenso può non essere necessariamente dovuto a una sottostante motivazione di protesta da parte dei suoi elettori. Questi ultimi, infatti, potrebbero anche decidere di sostenerlo anche perché in accordo con le sue posizioni di policy o per via di un sentimento di vicinanza (ideologica e/o psicologica) nei suoi confronti. Tali situazioni sarebbero in ogni caso ben lontane da ciò che in letteratura viene normalmente definito come voto di protesta, ovvero una decisione elettorale realizzata sulla base di un mero intento punitivo nei confronti dell’élite di un paese o del suo sistema politico. Diversi studiosi si sono già occupati di questa presunta modalità di voto in passato. Ciò nonostante, un’analisi onnicomprensiva e a livello paneuropeo della questione non è ancora stata prodotta fino ad oggi. Tale è la direzione in cui intende porsi il presente elaborato. Quest’ultimo mira infatti ad indagare il ruolo che presunte motivazioni di protesta avrebbero tanto nello strutturare i processi di scelta individuali quanto nell’influenzare i risultati complessivi di una competizione elettorale. Il primo aspetto, in particolare, viene qui analizzato attraverso una serie di regressioni multi-livello su dati dell’European Election Study del 2014 (EES), rielaborati in formato stacked. Il secondo, invece, pur rimanendo nell’alveo dell’analisi multivariata, si basa sull’elaborazione di una serie di scenari controfattuali, nell’ambito dei quali le preferenze degli elettori per ciascun partito (PTVs) vengono stimate e poi aggregate entro diversi scenari ipotetici, definiti da diversi livelli di importanza assunti da considerazioni di protesta nel motivare il voto.

VOTING AGAINST? TOWARD A COMPREHENSIVE FRAMEWORK FOR THE ASSESSMENT OF PROTEST VOTING IN EUROPE / S. Camatarri ; supervisor: P. Segatti ; phd coordinator: F. Zucchini. - : . DIPARTIMENTO DI SCIENZE SOCIALI E POLITICHE, 2017 May 12. ((29. ciclo, Anno Accademico 2016. [10.13130/camatarri-stefano_phd2017-05-12].

VOTING AGAINST? TOWARD A COMPREHENSIVE FRAMEWORK FOR THE ASSESSMENT OF PROTEST VOTING IN EUROPE

S. Camatarri
2017

Abstract

Spesso l’esistenza di un cosiddetto ‘voto di protesta’ viene inferita dal verificarsi di particolari dinamiche a livello aggregato, quali inattesi mutamenti elettorali e/o shock nella morfologia dei sistemi dei partiti. Questo è avvenuto ad esempio all’alba del Ventunesimo secolo, quando un crescente successo di partiti di estrema destra in Europa è stato diffusamente interpretato come il segnale di una crescente alienazione politica e disagio all’interno di particolari settori della società. Sempre a livello europeo, un ulteriore caso è anche la recente affermazione elettorale di partiti nuovi e/o euroscettici, da alcuni interpretata come il segno di una reazione dei cittadini alla inefficienza dei loro sistemi politici e delle istituzioni sovra-nazionali nel reagire alle sfide della crisi economica. Eppure il fatto che uno di questi partiti veda accrescere il proprio consenso può non essere necessariamente dovuto a una sottostante motivazione di protesta da parte dei suoi elettori. Questi ultimi, infatti, potrebbero anche decidere di sostenerlo anche perché in accordo con le sue posizioni di policy o per via di un sentimento di vicinanza (ideologica e/o psicologica) nei suoi confronti. Tali situazioni sarebbero in ogni caso ben lontane da ciò che in letteratura viene normalmente definito come voto di protesta, ovvero una decisione elettorale realizzata sulla base di un mero intento punitivo nei confronti dell’élite di un paese o del suo sistema politico. Diversi studiosi si sono già occupati di questa presunta modalità di voto in passato. Ciò nonostante, un’analisi onnicomprensiva e a livello paneuropeo della questione non è ancora stata prodotta fino ad oggi. Tale è la direzione in cui intende porsi il presente elaborato. Quest’ultimo mira infatti ad indagare il ruolo che presunte motivazioni di protesta avrebbero tanto nello strutturare i processi di scelta individuali quanto nell’influenzare i risultati complessivi di una competizione elettorale. Il primo aspetto, in particolare, viene qui analizzato attraverso una serie di regressioni multi-livello su dati dell’European Election Study del 2014 (EES), rielaborati in formato stacked. Il secondo, invece, pur rimanendo nell’alveo dell’analisi multivariata, si basa sull’elaborazione di una serie di scenari controfattuali, nell’ambito dei quali le preferenze degli elettori per ciascun partito (PTVs) vengono stimate e poi aggregate entro diversi scenari ipotetici, definiti da diversi livelli di importanza assunti da considerazioni di protesta nel motivare il voto.
SEGATTI, PAOLO
ZUCCHINI, FRANCESCO
Often the effectiveness of an electoral protest is inferred by specific dynamics at the macro level, such as the occurrence electoral earthquakes and/or shocks in the morphology of the existing party systems. This was true, for example, in the first 2000s, when a substantive growth of radical right parties in Europe was interpreted by some as the expression of increasing political alienation and unease within specific sectors of society. The same applies to the recent rise of new and/or eurosceptic parties, described by some as the outcome of citizens’ reaction to the bad performances of their political systems and élites under the economic crisis. Yet sudden increases in the electoral outcomes of these parties are not necessarily related to an underlying intention to protest. Indeed, one could well contribute to their success because (s)he likes their policy platform or because feels ideologically and/or psychologically closed to them. However, this would scarcely fit to protest voting as it is usually intended in the literature, i.e. casting a vote with the main aim to frighten or punish the whole political system and/or an èlite. Several scholars have tried to deal with this topic in the past. Nevertheless, their analyses have been mainly aimed at assessing whether voting for a specific party - or type of party - was characterized by a protest motivation or not. Thus, a comprehensive and cross-country analysis of the role of protest motivations in electoral processes still lacks in empirical research. This is exactly what the present contribution is intended to deal with. Its aim, in fact, is to realize a EU-wide assessment of how protest considerations affect both the structure of individual choice, i.e. the individual calculus of voting, and the overall outcomes of an election. The first element, in particular, is analyzed by a series of multi-level regressions on data from the 2014 European Election Voter Study (EES) reshaped in the so-called stacked form. The second, on the other hand, is assessed on the base of several counterfactual models, in which voters’ expected preferences (PTVs) for each party are estimated under various scenarios in which everything is the same except for the relevance of protest motivations in individual decision-making.
voting behaviour; protest; European electorate; party system representativeness; anti-establishment rhetoric; stacked analysis; counterfactual approach
Settore SPS/04 - Scienza Politica
Settore SPS/11 - Sociologia dei Fenomeni Politici
VOTING AGAINST? TOWARD A COMPREHENSIVE FRAMEWORK FOR THE ASSESSMENT OF PROTEST VOTING IN EUROPE / S. Camatarri ; supervisor: P. Segatti ; phd coordinator: F. Zucchini. - : . DIPARTIMENTO DI SCIENZE SOCIALI E POLITICHE, 2017 May 12. ((29. ciclo, Anno Accademico 2016. [10.13130/camatarri-stefano_phd2017-05-12].
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